ILGA ANNUAL REPORT 2020. Uno scenario globale in chiaroscuro

DI TEA SAMANIC GHILARDI

07/07/2021

In uno studio relativo al trend della tutela dei diritti delle persone omosessuali, e delle relative violazioni, ILGA, ossia International Lesbian Gay Bisexual Trans and Intersex Association ha riscontrato uno scenario globale in chiaro scuro: se da un lato vi è una lenta ma progressiva spinta verso l’accettazione e la legalizzazione, dall’altro ancora numerosissimi paesi sparsi in tutto il mondo considerano l’omosessualità un reato e prevedono pene durissime. Ci si chiede dunque come sia possibile che ancora nel 2020 vi sia una così forte discriminazione e persecuzione, seconda soltanto allo straordinario tentativo di sensibilizzazione e liberalizzazione portato avanti da media, social e pensatori contemporanei.

L'International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (ILGA), nel recente rapporto relativo al 2020, ha riscontrato un progresso nella protezione legale per le persone LGBTQI+ in tutto il mondo, rappresentato principalmente da una generale tendenza verso l'accettazione, nonostante 69 Stati membri dell'ONU continuino a criminalizzare i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. Si tratta di uno Stato in meno rispetto al 2019, dopo che il Gabon ha rinnegato una legge del 2019 che vietava le relazioni omosessuali con una pena fino a 6 mesi di carcere, decriminalizzandola però meno di un anno dopo, anche se tutt’oggi le coppie gay non hanno diritto ad alcun riconoscimento giuridico.

Inoltre, in 34 paesi, più della metà di quelli che fanno dell’omosessualità un crimine, le persone possono essere segnalate e arrestate in qualsiasi momento anche solo per essere sospettate di aver avuto rapporti con qualcuno dello stesso sesso, a cui seguono la gran parte delle volte processi farsa o di dubbia legittimità, in cui i tribunali perseguono attivamente coloro che vengono segnalati e li condannano alla detenzione, a pene fisiche (ad esempio alla fustigazione pubblica) o persino morte.


Il rapporto ci mostra quindi uno scenario ben diverso da quello a cui siamo abituati negli stati occidentali e in modo particolare in Europa, ma che non per questo ci deve sembrare estraneo per la sola distanza geografica.


In sei Stati membri delle Nazioni Unite, Brunei, Iran, Mauritania, Arabia Saudita, Nigeria e Yemen, per il reato di rapporto omosessuale consensuale è prevista la pena di morte, che talvolta viene inflitta anche in altri paesi a causa della significativa incertezza giuridico-costituzionale che questi presentano. Sempre secondo il rapporto, sono 42 i paesi che hanno eretto barriere giuridiche alla libertà di espressione relativa all'orientamento sessuale e all'identità di genere, mentre 51 impediscono o rendono difficoltosa la creazione di ONG e associazioni in difesa di tali diritti.


Julia Ehrt, capo dei programmi dell'ILGA, si è detta preoccupata per il fatto che alcuni governi abbiano approfittato della crisi da coronavirus per intensificare violentemente l’oppressione e la discriminazione nei confronti delle categorie LGBTQI+. Da notarsi la proliferazione delle cosiddette "LGBT free zone", aree e comuni autoproclamatisi ostili “all’ideologia LGBT” che vietano l’accesso fisico alle persone omosessuali e promuovono attivamente centri per la “terapia di conversione”, al fine di vietarne le marce per l’uguaglianza e altri eventi. Queste aree non sono certo un’invenzione recente, tanto che per quanto riguarda il caso polacco nel 2018 il Parlamento Europeo le ha condannate severamente e nel 2020 l’Unione Europea ha negato loro dei finanziamenti destinati allo sviluppo locale, in nome di una violazione della Carta Fondamentale dei diritti dell’Unione Europea, ma certo è che l’isolamento e l’impossibilità di organizzare manifestazioni pubbliche hanno intensificato l’influenza e l’espansione di queste aree. 


Inoltre la pandemia e la conseguente necessità di un lockdown generale ha colpito più duramente le coppie omosessuali, in quanto se da un lato i decreti e le direttive generali indicavano come esclusive le visite ai propri congiunti per contingentare gli spostamenti, dall’altro in molti paesi alle coppie gay non è riconosciuto il diritto al matrimonio o nemmeno lo status legale di coppia, impedendo di fatto a queste ultime di potersi vedere o di portare avanti normali attività che le coppie etero sono state in grado di fare tranquillamente.


Se dunque le forze “anti-gay” non sembrano retrocedere, ma anzi, guadagnare terreno anche in territorio Europeo, ILGA ha mostrato come la comunità globale ha raggiunto progressi in ogni singola categoria legale monitorata, portando come esempi il Sudan che ha abrogato la pena di morte per atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso, la Germania che è diventata uno dei quattro Stati membri delle Nazioni Unite che vietano le terapie di conversione a livello nazionale, o il Costa Rica che ha riconosciuto l’uguaglianza giuridica dei matrimoni gay portando a 28 il numero di stati che lo fanno.


Il rapporto si conclude mostrando dunque un trend pallidamente positivo, con il 64% degli Stati membri delle Nazioni Unite (124 paesi) che giudica legali gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso e con 81 paesi che ad oggi hanno leggi che proteggono contro la discriminazione sul posto di lavoro basata sull'orientamento sessuale, mentre 20 anni fa solo 15 prevedevano tali tutele.

Ehrt ha perciò affermato che il rapporto contiene la speranza di un domani migliore e un futuro in cui le comunità non dovranno più lottare per rivendicare diritti che spettano loro per natura.


Ci si chiede però come sia possibile che ancora nel 2020 (ormai 2021) le persone omosessuali riscontrino così grandi difficoltà a costruire le proprie vite in maniera indipendente. Per citare la teoria liberalista e in modo particolare il filosofo Immanuel Kant “libertà vuol dire che nessuno può costringermi ad essere felice alla sua maniera”. Tale espressione sintetizza quello è il precetto fondamentale di questa dottrina politico-filosofica, che individua nella libertà dallo Stato, ossia in senso “negativo”, la libertà dei singoli, e che ben contrasta la tendenza di alcuni stati contemporanei a plasmare la vita privata degli individui assoggettandoli talvolta a leggi spietate, senza alcun fondamento se non l’odio e l’ideologia come quelle citate poc’anzi, e che arrivano a fare degli aspetti più privati dell’esistenza umana come la famiglia, l’orientamento sessuale e l’identità di genere una questione di Stato e di vita o di morte.


Anche in Nazioni democratiche permeate dai valori liberali si riscontra discriminazione nei confronti degli omosessuali. Recentissimo è il caso dell’Italia e il dibatto relativo al Ddl Zan, nato dalla necessità di contenere tale discriminazione aumentando la pena per i reati commessi. Tale proposta di legge ha suscitato l’opposizione del centro destra, che ora sta lavorando ad una proposta alternativa, e in modo particolare della Lega di Salvini, da cui è scaturito un forte scontro fra quest’ultima e alcune personalità dello spettacolo, che si sono invece esposte a favore del decreto e più in generale dei diritti delle persone gay.


Significativo è anche il contributo della filosofa contemporanea Martha Nussbaum, la quale studia il disgusto provato dagli uomini come meccanismo di difesa e come manifestazione di disapprovazione sostenendo che questo non è originato unicamente da stimoli sensoriali, ma interviene una forte componente cognitiva influenzata dal background socio-culturale dell’individuo che lo prova, tale per cui il disgusto (in questo caso diretto verso gli omosessuali) non sarebbe dunque un attendibile indice di pericolo, ma la fonte di atteggiamenti pregiudizievoli e irrazionali, in quella che è ancora una società prettamente patriarcale ed eterocentrica. Nussbaum individua nell’offrire una nuova narrazione dell’omosessualità, non trattandola più come un tabù, l’unica soluzione per arginare gradualmente l’interiorizzazione dell’omofobia a livello sociale.


E come previsto da Nussbaum, in difesa dei diritti degli omosessuali, con un’azione spinta a rimuoverne lo stigma, ampi settori mediatici si sono mossi tramite la produzione di film, serie tv e libri “LGBTQI+ friendly”, nel tentativo di denunciare le tutt’altro che superate discriminazioni, e condividendo e supportando il sentimento di “pallida speranza” che ha caratterizzato l’ILGA report annuale e la sua portavoce Julia Ehrt.

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