Il mestiere del

diplomatico 

DI FILIPPO AGOSTINELLI

13 luglio 2020

La carriera diplomatica. L’aspirazione massima di qualsiasi studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche. Una carriera lavorativa che spesso cela dettagli inaspettati e che troppo spesso è soggetta a dicerie che non hanno nulla a che vedere con la realtà. Abbiamo provato a fare luce sulla questione con Luca Ferrari, già ambasciatore d’Italia in Arabia Saudita, ora ambasciatore italiano a Pechino. 

H: Quali sono gli aspetti più caratteristici di questo mestiere e cosa consiglierebbe ad uno studente del SID che vorrebbe intraprendere questa carriera?


LF: Innanzitutto invito i ragazzi a riflettere bene. Vi è stato un ampliamento dell’ apparato diplomatico negli ultimi anni, specialmente
dopo l’ingresso dell’ Italia nell’UE. Oggi la diplomazia non è formata solo da pochi adepti che rappresentano il proprio paese, ma la presenza
della diplomazia si può riscontrare soprattutto all’ interno di organismi internazionali. Essa è articolata su vari livelli, dal semplice funzionario
all’ambasciatore. In ogni caso intraprendere questa carriera significa ottenere un enorme bagaglio culturale e l’opportunità di viaggiare il
mondo vedendolo da una speciale prospettiva.


H: Quali obiettivi dovrebbe inseguire un aspirante diplomatico?


LF: Bisogna fare una scelta di campo: tra l’essere e l’avere. Probabilmente molti degli studenti iscritti al SID avrebbero le potenzialità
e la forma mentis per diventare avvocati o finanzieri, che procurerebbe loro una solida retribuzione economica. Intraprendere la carriera nella
diplomazia tradizionale, ovvero rappresentare l’Italia significa anche mostrare una certa attitudine nel servire il proprio paese, una
sensazione che pochi altri tipi di impiego possono offrire.


H: Quali sono le differenze tra un lavoro nel settore privato e uno nella diplomazia tradizionale?


LF: Sulla linea di quanto detto precedentemente, un impiego nel settore privato può offrire uno stipendio più redditizio. A parer mio però nulla di tutto ciò può sostituire la passione e la dedizione che si mostra lavorando per il Ministero degli Esteri.

H: A tal proposito, che cosa consiglia ai ragazzi del SID che vorrebbero affrontare il concorso per entrare al ministero degli esteri?

LF: Per intraprendere la carriera diplomatica serve studiare intensamente per cinque o sei anni. Lo studente deve mostrarsi competente in materie anche molto diverse tra loro, come storia, economia e lingue straniere. Fortunatamente la selezione effettuata dal ministero degli esteri è strettamente meritocratica. E’ impossibile entrare nel mondo della diplomazia tradizionale se non si ha studiato con costanza sia
all’università, sia durante il master per preparare il concorso diplomatico. Durante lo svolgimento del concorso vero e proprio è presente anche

una forte componente aleatoria.


H: Quali lingue straniere considera necessarie per un aspirante diplomatico?


LF: Consiglio di studiare le lingue in base alla parte del mondo su cui ci si vuole concentrare maggiormente. In generale suggerisco quattro o
cinque lingue, meglio se caratterizzate da alfabeti diversi. D’obbligo sono l’inglese e il francese. La prima, ormai diventata lingua franca e la
seconda, da decenni la lingua della diplomazia tradizionale. Analizzando gli sviluppi della recente geopolitica consiglierei l’arabo, il russo e
soprattutto il cinese.


H: Come si articola il lavoro del diplomatico? Quali sono gli aspetti più piacevoli e quali quelli più difficoltosi?


LF: L’aspetto migliore di questo lavoro è che ad ogni sede ed ogni quattro anni, si cambia completamente mestiere e bisogna reinventarsi
ogni volta. Tutto ciò riguarda sia il contesto lavorativo che per quanto riguarda il contesto geopolitico del paese in cui ci si trova. Una volta
entrati nella carriera diplomatica si deve scegliere la strada che si preferisce, ad esempio il servizio consolare, il servizio diplomatico puro
o la diplomazia economica. In ogni caso, gli obiettivi da portare a termine sono due: proteggere gli interessi dello stato e dei connazionali
e riportare le impressioni che uno si fa del paese in questione. In ultima istanza mi sento in dovere di ribadire che la strada è irta di
ostacoli, ma il faro che deve guidarvi, il bene superiore a cui dovete aspirare è la volontà di voler servire il proprio paese. Il diventare
diplomatico è stato per me un sogno che si è avverato e che ho sempre voluto con forza.

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