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Perché le elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono andate per le lunghe?

DI CARLO TOSI

21/11/2020

Solo sabato 7 novembre, a distanza di quattro giorni dall’election day, Joe Biden è stato dichiarato vincitore dai maggiori network. Alcuni stati, come Georgia e North Carolina, non sono stati assegnati fino al 13 novembre. Cos’ha scatenato questi ritardi?

I motivi che hanno causato ritardi nella corsa presidenziale sono stati molteplici. Voto anticipato (early voting), provisional ballot, prudenza dei network, il testa a testa in diversi stati e il record di voti per posta, hanno fatto sì che milioni di americani e non solo dovessero rimanere col fiato sospeso. Mentre Donald Trump denuncia brogli elettorali, ancora senza prova, analizziamo nel dettaglio le cause dei ritardi.


Early Voting e voto postale
Negli Stati Uniti è permesso, da molti anni, esprimere il proprio voto in anticipo rispetto al giorno ufficiale delle elezioni (l’election day, che cade sempre il primo martedì di novembre). L’early voting può essere effettuato di persona oppure per posta. Quest’anno, a causa della pandemia di Covid-19, la maggior parte degli Stati ha permesso ai propri cittadini di esprimere il voto via posta. Sebbene le regole di Texas, Illinois, Louisiana, Alabama e Tennessee garantiscano il voto postale a coloro che hanno validi motivi che impediscono loro di recarsi al seggio, il rischio di contrarre il virus non ha rappresentato una scusa valida per esprimere il voto con questa modalità. Colorado, Washington, Oregon, California, Nevada, Utah, Vermont, New Jersey, DC e Hawaii hanno invece avuto un approccio opposto. In questi dieci stati, almeno per quest’anno, è entrato in vigore un sistema di voto universale per posta. Ciò significa che tutti gli elettori registrati alle liste elettorali hanno ricevuto in lettera la scheda elettorale prima del 3 novembre. Nei restanti stati invece, per accedere al voto postale, è necessario un controllo preventivo amministrativo. La più ampia possibilità di votare per posta ha fatto sì che quest’anno il voto anticipato superasse ogni record. Più di 100 milioni di persone hanno votato prima dell’election day e di queste 65 milioni lo hanno fatto per posta. A differenza del voto di persona espresso il giorno stesso delle elezioni, il voto per posta richiede maggiore tempo e fatica per essere scrutinato. Non basta infatti controllare che il voto espresso sia valido, bensì è necessario controllare che il soggetto intestatario della lettera non abbia già espresso la propria preferenza di persona. Inoltre le leggi federali prevedono che i pacchi contenenti il voto debbano seguire particolari protocolli di controllo. Per questi motivi alcuni stati hanno preferito lasciare il conteggio di queste schede per ultime.


Provisional ballot
Negli Stati Uniti esiste la possibilità che alcuni elettori si rechino al seggio per poi doverci tornare successivamente per finalizzare il proprio voto. È il caso di un elettore che non porta con sé i documenti necessari. In questo caso il ballot viene comunque registrato, ma finisce nella categoria dei provisional ballot, dei voti cioè che necessitano di essere validati. Questo tipo di voto ha già creato in passato diverse problematiche. La legislazione in merito varia da stato a stato ed in alcuni è persino permesso che l’elettore torni giorni dopo l’election day a convalidare il proprio voto. In Georgia, a causa del risicato distacco tra i due candidati, i 13.000 provisional ballot hanno costituito un bacino fondamentale per assegnare la vittoria a Joe Biden.


Prudenza dei network
Sebbene non siano i network televisivi o le testate giornalistiche ad avere il compito formale di assegnare la vittoria ad un candidato, questi rappresentano una garanzia per la democrazia americana. È consuetudine infatti che siano i network televisivi, CNN e Fox News su tutti, insieme all’Associated Press, a dichiarare per primi la vittoria di un candidato o l’assegnazione di uno stato. Quest’anno, a causa del particolare contesto in cui si sono svolte le elezioni americane, i network hanno deciso di ritardare il più possibile le assegnazioni degli Stati. Il clima conflittuale e controverso, alimentato anche dal presidente Donald Trump, ha spinto i network a “chiamare” gli stati solo a ridosso del termine di conteggio dei voti. È il caso della Georgia e della Pennsylvania, gli ultimi due stati ad essere assegnati. Il primo a Biden, il secondo a Trump.


Testa a testa
Il sistema elettorale americano fa sì che le elezioni vengano decise in base ai risultati che i due candidati ottengono in pochi stati chiave, chiamati swing states, in cui, solitamente, lo scarto di voti è piccolo. Nella maggior parte degli stati è chiaro, già giorni prima del voto, quale contendente otterrà la maggioranza. È il caso della California per i democratici, e degli Stati centrali per i repubblicani. Negli swing state invece non è possibile individuare un vero favorito. Quest’anno la corsa negli swing states è stata peculiare, alcuni, come Ohio e Iowa sono stati assegnati quasi subito a Donald Trump. Altri, come Pennsylvania, Wisconsin e Michigan hanno richiesto giorni. L’esempio più emblematico però è rappresentato dalla Georgia. Stato del profondo sud dell’America, non era considerato in bilico alla vigilia delle elezioni. Ebbene lo stato di Atlanta è stato assegnato per ultimo (a Joe Biden) a causa del risicatissimo vantaggio di voti, circa 13.000, su quasi 5 milioni di votanti. Tutti questi motivi hanno alimentato polemiche e conflitti. Sebbene i tecnici avessero già preannunciato, ben prima del 3 novembre, la possibile lentezza dello scrutinio, in tanti sono caduti preda di teorie del complotto. In parte alimentate anche dal presidente uscente Donald Trump.

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