L’isola che non c’è: l’immobile crisi di Cipro nel XXI secolo

DI FEDERICO GUGLIANDOLO
13/10/2026
A cinquantadue anni dalla sua divisione de facto, la crisi cipriota rimane un conflitto congelato la cui mancata risoluzione ha vanificato le speranze di riunificazione nate con il fallito Piano Annan e l'ingresso nell'Unione Europea nel 2004. L'isola, storicamente segnata da fragilità di sicurezza interna come la tragedia di Mari e dalle contese energetiche con Ankara, continua a ospitare le basi sovrane britanniche di Akrotiri e Dhekelia. L'escalation militare nel vicino Oriente e il recente attacco con drone contro la RAF di Akrotiri nel 2026 hanno evidenziato la vulnerabilità di tali installazioni strategiche e la dipendenza dell'isola da garanti esterni. Parallelamente, la frammentazione politica emersa dalle elezioni del 2026 e una solida crescita economica al sud disincentivano la ricerca di un compromesso federale con la controparte turco-cipriota. In questo scenario incerto, lo status quo non appare più una garanzia di stabilità, trasformando Cipro da questione diplomatica a rilevante scacchiere geostrategico del Mediterraneo
“Seconda stella a destra… poi dritto fino al mattino”. Questa, secondo la celebre fiaba, era la direzione da seguire per raggiungere un mondo magico incastonato nel tempo dove tutto è sempre uguale e la vecchiaia è solo un ricordo. A noi invece, che non possiamo volare con la polvere di stelle, basta volgere lo sguardo a levante nel nostro scacchiere mediterraneo per notare, ferma nel tempo, una delle crisi dimenticate dell’occidente. È infatti da ben cinquantadue anni che l’isola di Cipro attende una soluzione alla divisione de facto del suo territorio in un contesto internazionale sempre più incerto che incendia il vicino oriente. Nemmeno il compromesso mediato dall’ONU, che i ciprioti furono chiamati a votare il 24 aprile 2004, ebbe l’esito sperato: i greco-ciprioti, come da previsione, dissero sì al piano proposto di riunificazione con una maggioranza dei tre quarti contro invece la ferma contrarietà della parte turca dell’isola. Sei giorni dopo, con l’ingresso di Nicosia nell’Unione Europea, il processo di acquis communitaire si fermava alla frontiera fra il sud e il nord.
Questo è uno dei molti paradossi di questa crisi congelata: secondo il negoziato internazionale, l’ingresso nella comunità sarebbe dovuto essere subordinato alla soluzione pacifica del conflitto. La prospettiva bruxellianaavrebbe quindi dovuto rappresentare un caldeggiato incentivo per il riavvicinamento delle due parti in lotta. Invece, quando la formalizzazione dell’ingresso avvenne, l’Unione perse in un istante tutto il suo potere negoziale, vanificando anni di sforzi e lasciando la “Linea Verde” esattamente dove si trovava. Si era parlato di un’isola cristallizzata nel tempo: questa è stata la traiettoria che l’amministrazione di Cipro ha preso; parliamo di una separazione culturale e politica che neppure l’apertura dei varchi nel 2003 (una misura che ricorda sorprendentemente la Berlino della Guerra Fredda) ha permesso di lenire.
L’isola era sì cristallizzata, ma non destinata alla pace. Nel 2009 dei container contenenti vari tipi di munizioni diretti dall’Iran alla Siria vennero sequestrati e stoccati all’interno della base navale di Mari. L’11 luglio quegli stessi munizionamenti esplosero e quelli che sembravano trenta feriti divennero almeno tredici morti. Nell’esplosione venne inoltre distrutta la principale centrale elettrica del Paese provocando una situazione quanto mai imbarazzante: l’immagine era quella di una nazione che, seppur membro dell’Unione Europea, risultava spaccata e incapace di custodire un carico critico in una crisi che coinvolgeva attori internazionali. La situazione non era però destinata a quietarsi. Pochi mesi dopo la scoperta del giacimento di gas naturale Afrodite si aprì la nuova, ennesima, contesa fra Ankara e Nicosia. Tale era l’attrito da portare ad episodi come la scorta delle navi da perforazione da parte di unità militari ed al memorandum turco-libico del 2019 (dove si cita il dossier cipriota).
Il secondo paradosso, forse meno evidente, ma ugualmente grave, riguarda le basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia presenti sull’isola. Londra ne conservò il possesso dopo il Trattato di Stabilimento del 1960 e da allora le ha conservate come piattaforme strategiche in Mediterraneo orientale. Con il Piano Annan si prevedeva di ridurre della metà il territorio di giurisdizione inglese (circa il 3% dell’isola) nel caso si fosse compiuta la piena unificazione. Il tragico risultato elettorale ha però condotto all’insperato risultato e ad oggi il Regno Unito continua ad impiegare le due basi come una fissa portaerei proprio alle porte del caldo levante: da qui partiranno numerose operazioni verso Iraq, Siria e Yemen.
Per qualche anno la situazione parve stabilizzarsi. Al sud ci si integrava sempre più nei meccanismi e nei circuiti della diplomazia occidentale mentre a nord si volgeva lo sguardo all’Anatolia, consolidando uno stallo di cui beneficiò il turismo e l’economia dell’isola, crocevia di popoli e storie.
Ma la guerra era nuovamente alle porte: il 28 febbraio 2026, all’apertura delle ostilità fra Stati Uniti ed Iran, le basi britanniche di Cipro furono messe in massima allerta quando un sospetto attacco di droni colpì gli impianti della RAF a Akrotiri. Nonostante i danni limitati e nessuna vittima si riaprì il dibattito sul potenziamento delle basi, accelerando lo spostamento di sistemi anti-drone, di F35 e di radar. La disparità di forze in questo frangente è evidente: un piccolo ed economicissimo drone aveva superato le difese della base britannica e aveva provocato danni ad un’installazione importante senza che una risposta di qualsiasi tipo fosse contemplata.
Sarebbe eccessivo parlare di collasso. Ma l'episodio dice una cosa precisa, e simmetrica a quella che nel caso libico fu il drone ucraino decollato da Tripoli. La potenza che da sessantasei anni si presenta come garante della sicurezza sull'isola ha scoperto di poter essere colpita nel modo più economico possibile, mentre le popolazioni civili intorno alla base ricevevano l'ordine di restare al riparo. Le conseguenze politiche sono scomode per tutti. Per Londra, perché ospitare operazioni americane espone una sovranità che non sa difendere del tutto. Per Nicosia, che presiede il Consiglio dell'UE ma non ha voce sull'uso di un territorio formalmente cipriota nella geografia e britannico nel diritto. Per Ankara, che osserva dal nord dell'isola un'Europa che non riesce a proteggere i propri avamposti.
Lo stallo politico sulla riunificazione di Cipro appare oggi sostenuto da un parlamento greco-cipriota sempre più frammentato e dall'assenza di un forte, reale incentivo economico a rischiare un compromesso. Le elezioni legislative del maggio 2026 hanno confermato il calo dei due storici partiti di maggioranza (DISY e AKEL), scesi insieme al 51%, a favore della destra nazionalista di ELAM (salita al 10,9%) e di nuove formazioni come ALMA e Democrazia Diretta. Questo quadro costringe il presidente Christodoulides a confrontarsi con un'assemblea divisa tra la linea apertamente federalista di AKEL, l'atteggiamento cauto di DISY, le condizioni stringenti di DIKO e il netto rifiuto del modello federale da parte di ELAM, concentrato su temi migratori e antiturchi. Dal canto suo, la controparte turco-cipriota guidata da Tufan Erhürman rifiuta i vertici a tre proposti dall'ONU, limitando i progressi a mere misure di fiducia, come l'apertura di nuovi varchi. A consolidare questo status quo contribuisce una crescita solida dell'economia del sud. Nel secondo trimestre del 2026 il PIL è cresciuto del 3,3%, trainato dai servizi e con un debito pubblico in calo al 50,4%, rendendo la divisione dell'isola del tutto gestibile e politicamente poco costosa nel breve periodo. Tuttavia, l'estendersi delle tensioni nel Golfo e lo shock sui prezzi petroliferi potrebbero presto incrinare questo equilibrio apparente.
Il filo che lega il 2004 al 2026 è l'abitudine a considerare lo status quouna soluzione. Per vent'anni la divisione di Cipro è stata gestita come una variabile stabile: costosa, ma prevedibile. La guerra contro l'Iran ha ricordato che nessuna isola resta periferica quando il Mediterraneo orientale diventa un teatro operativo. La riunificazione, con tutti i suoi difetti, avrebbe forse ridotto la dipendenza da garanti esterni. Il rifiuto del 2004 l'ha invece prolungata. La domanda finale è se Cipro possa ancora essere pensata come un problema diplomatico, o se sia ormai una posizione militare con una popolazione attorno. Dipenderà da quanto Londra, Bruxelles e Ankara siano disposte a rinunciare alle rendite che l'isola divisa ha garantito a ciascuna.
Bibliografia
· La Repubblica.it
· Kambas, Michele, e Devika Nair. "British air base in Cyprus hit by suspected drone strike." Reuters, 2 marzo 2026. Ripreso da Al-Monitor: https://app.al-monitor.com/originals/2026/03/british-air-base-cyprus-hit-suspected-drone-strike
· "Suspected drone strike hits British air base in Cyprus." Reuters, 2 marzo 2026. Ripreso da Chronicle.lu: https://chronicle.lu/category/international-news/59833-suspected-drone-strike-hits-british-air-base-in-cyprus (secondo drone intercettato, primo attacco dal 1986, uso passato della base).
· "Drone Strike Hits British RAF Base in Cyprus." To Vima, 2 marzo 2026. https://www.tovima.com/world/drone-strike-hits-british-raf-base-in-cyprus/ (dichiarazione di Yvette Cooper sulla pista, dispersione del personale non essenziale).
· "RAF base in Cyprus hit by suspected drone strike, Ministry of Defence says." Sky News, 2 marzo 2026. Ripreso da Radio X: https://www.radiox.co.uk/news/uk-world/raf-base-in-cyprus-hit-by-suspected-drone-str (sistemi anti-drone, F-35 e radar inviati a Cipro; permesso di Starmer agli USA).
· "Drone Hits UK's Cyprus Base After Starmer Agrees US Support." Bloomberg, 2 marzo 2026. https://news.bloomberglaw.com/bloomberg-government-news/starmer-grants-us-limited-use-of-uk-bases-in-shift-of-stance-1
· https://en.philenews.com/politics/cyprus-election-2026-results-elam-surge-edek-historic-defeat/
· https://en.politis.com.cy/news/economy/1026113/cyprus-gdp-growth-reaches-33-in-second-quarter-of-2026
https://tradingeconomics.com/cyprus/gdp-growth-annual/news/579994
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