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Turchia e Israele: la competizione per l’egemonia mediorientale

DI VIOLA COZZI

11/02/2026

Alleati statunitensi chiave ed attori geopolitici centrali per l’equilibrio regionale del Medio Oriente, all’alba del 2026 risulta ormai evidente come Turchia ed Israele abbiano definitivamente chiuso una lunga fase di collaborazione multisettoriale, in favore di una competizione strategica profonda e crescente. I recenti sviluppi riguardanti il riconoscimento israeliano dello Stato secessionista del Somaliland, e la parallela reazione di rafforzamento turco in Somalia, rappresentano solo l’ultimo capitolo di una rivalità strutturale che, pur rimanendo sotto la soglia del conflitto aperto, sta riproducendo dinamiche da “guerra fredda” in teatri conflittuali come la Siria e la Somalia, e rafforzando partenariati più o meno formali in diretta contrapposizione al disegno geopolitico avversario. Intervenire sul contesto internazionale circostante attraverso alleanze, progetti e sostegni militari, economici ed energetici rappresenta evidentemente il principale mezzo per il raggiungimento del fine ultimo di entrambe le potenze in questione: la supremazia regionale.

Ambizioni e strumenti di due potenze sistemiche

Turchia ed Israele, un tempo legate da una relazione di collaborazione tesa ma solida, perseguono oggi la via della competizione, ambendo a rafforzare il rispettivo ruolo di potenze ordinatrici, in grado di modellare il contesto regionale secondo interessi di lungo periodo.

La leadership turca mira a valorizzare la sua posizione già consolidata di principale snodo geopolitico tra Medio Oriente, Mediterraneo, Africa ed Asia Centrale, perseguendo una strategia multisettoriale che combina diplomazia, penetrazione economica e, soprattutto, capacità militari avanzate, con un’industria della difesa di eccellenza nei settori dei droni e dei sistemi navali. Da un punto di vista geopolitico gli scenari di interesse sono molteplici, innanzitutto in Asia Centrale, dove la Turchia ha avviato una vera e propria politica di “turchizzazione”, mettendo in luce i legami culturali comuni con varie ex Repubbliche Sovietiche, e nel Mediterraneo Orientale, dove Ankara difende le proprie rivendicazioni egemoniche secondo la dottrina “Mavi Vatan” (“Patria Blu”), contestando la delimitazione delle Zone Economiche Esclusive (ZEE) di Grecia e Cipro. Ma soprattutto, gli interessi turchi si concentrano sulla Siria, dove Ankara cerca di garantire un equilibrio post-Assad favorevole ai propri interessi, neutralizzando le aspirazioni curde e rafforzando cautamente il potere centrale del neo-Presidente Al-Sharaa, e nel Corno d’Africa, specialmente in Etiopia e Somalia, con l’installazione di basi militari e piani di addestramento e cooperazione politica, finalizzati alla sorveglianza e proiezione turca sulle cruciali rotte marittime tra Mar Arabico e Mar Rosso.

Israele, d’altra parte, presenta un connubio di intenti egemonici e di contenimento della minaccia esistenziale rappresentata dal regime iraniano, che gestisce basandosi sulla sua combinazione di superiorità militare, avanzamento tecnologico e vicinanza con l’Occidente. Da questo punto di vista, la principale iniziativa diplomatica di successo ha avuto luogo già nel 2020, quando la conclusione degli Accordi di Abramo ha sancito la normalizzazione dei rapporti israeliani con paesi arabi quali Emirati Arabi Uniti e Bahrein (si sono poi aggiunti Marocco e Sudan), con ricadute positive soprattutto sulla propria legittimità regionale. Gli interessi israeliani si sono poi recentemente ampliati all’area del Mar Rosso e del Golfo di Aden, e concretizzati attraverso il già citato riconoscimento del Somaliland, la cui vicinanza costituirebbe un avamposto strategico, da un lato per monitorare e colpire le postazioni del gruppo proxy iraniano degli Houti, localizzati in Yemen, dall’altro per ottenere un accesso privilegiato alle rotte marittime ed alle opportunità economiche dell’area. Infine, Tel Aviv ha ampliato la propria influenza nel Mediterraneo Orientale tramite partenariati con Grecia e Cipro e la partecipazione a progetti globali del settore energetico quali l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC) e l'EastMed, e mantiene una strategia di gestione preventiva nei confronti di Libano e Siria, in quest'ultima ostacolando apertamente l'unità nazionale e legittimando interventi di varia natura attraverso la tutela mirata della minoranza etnoreligiosa dei Drusi.


I teatri della competizione

Da questa breve panoramica emergono ampie aree di rivalità tra interessi turchi ed israeliani, che trovano espressione concreta in una serie di teatri che, seppur lontani, rientrano nell’unico spazio strategico interconnesso del Medio Oriente “allargato”.

La Siria costituisce uno dei terreni più accesi di rivalità indiretta, a causa di un cambio di regime che ha aperto una fase di incertezza che tanto Israele quanto Turchia cercano di influenzare a proprio favore. In particolare, Tel Aviv mira ad impedire qualsiasi ricomposizione statale che possa favorire l’Iran o l’emergere di gruppi ostili allo Stato ebraico, mentre Ankara ha interesse alla costruzione di una Siria sufficientemente stabile da fungere da asset strategico nel cuore del Medio Oriente, e soprattutto in chiave anti-curda. Queste esigenze opposte si trasformano quindi in pretesto di scontro, scatenando una competizione diplomatica e militare indiretta a sostegno di differenti attori locali.

Nel Mediterraneo Orientale, la competizione appare più strutturata e visibile, con l’emergere di un “Asse Israele-Grecia-Cipro” focalizzato sulla cooperazione energetica e militare, e la partecipazione israeliana a progetti come l’IMEC, che appaiono apertamente anti-turchi, favorendo di converso un rafforzamento del posizionamento israeliano nell’area che la politica di Ankara basata sulla dottrina “Mavi Vatan” non può tollerare. Alle esercitazioni congiunte, gli accordi sulle rispettive ZEE e la cooperazione infrastrutturale, la Turchia risponde quindi intensificando la propria assertività navale, alimentando una competizione latente dal potenziale destabilizzante anche per gli interessi del resto delle potenze mediterranee, Italia in primis.

Il recente sviluppo della competizione nel Corno d’Africa rappresenta una terza sfaccettatura della rivalità turco-israeliana, con la ben più risalente presenza turca in Somalia che si vede insediata dal dinamismo israeliano anche in questo contesto. La convergenza turca con l’Arabia Saudita, da poco concretizzatasi in un nuovo asse nel Mar Rosso in collaborazione con Egitto e Sudan, e nell’interesse per l’inserimento in un accordo trilaterale con il Pakistan, oltre che l’ampliamento delle basi turche in Somalia, costituiscono la risposta diretta alla sfida israeliana nell’area del Golfo di Aden.

Infine, la rivalità tra Ankara e Tel Aviv si esemplifica anche nelle questioni del piano di ricostruzione della Striscia di Gaza e del teso contrasto tra Iran e Stati Uniti, nel quale Israele gioca un ruolo fondamentale. Nel primo contesto la Turchia utilizza il dossier palestinese come strumento di legittimazione regionale e di costruzione di consenso nel mondo musulmano, proponendosi come mediatore politico tra le parti e parallelamente criticando aspramente l’operato israeliano degli ultimi due anni; per questa ragione, Israele ha opposto un rifiuto categorico nei confronti di un qualsiasi ruolo turco nel dopoguerra di Gaza. Sulla questione iraniana si assiste invece, ancora una volta, ad interessi opposti tra le due potenze, con una posizione israeliana verosimilmente a sostegno di un atteggiamento statunitense più assertivo nei confronti di Teheran, ed una crescente preoccupazione turca a tale riguardo, nonostante la tradizionale rivalità, a causa degli effetti potenzialmente destabilizzanti che un’escalation militare avrebbe alla frontiera tra Turchia ed Iran.


Tra contenimento e collisione: un equilibrio instabile

Nonostante l’ampiezza della competizione, uno scontro militare diretto rimane improbabile nel breve periodo, soprattutto in considerazione del fatto che, senza considerare la Penisola Arabica, Israele e Turchia rappresentano i due alleati chiave degli Stati Uniti nell’area del Medio Oriente allargato: Tel Aviv come partner strategico privilegiato, Ankara come membro NATO ed attore indispensabile sul fianco Sud-Orientale dell’Alleanza. Questo doppio vincolo esercita, dunque, una funzione di contenimento essenziale rispetto ad una prospettiva di escalation. La rivalità tende di conseguenza a manifestarsi attraverso una sorta di “guerra fredda” regionale, caratterizzata da un confronto costante ma controllato, incarnato dall’intervento contrapposto in conflitti esterni, pressioni diplomatiche e la costruzione di architetture alternative di sicurezza.

Nel medio periodo, al contrario, questo scenario presenta rischi evidenti, quali l’estensione dei teatri di competizione ed il conseguente aumento di probabilità di incidenti, incomprensioni ed escalation non intenzionali, ponendo peraltro anche gli Stati Uniti in una complessa posizione di bilanciamento di due alleati fondamentali, ma con interessi strutturalmente divergenti. Tuttavia, è possibile inquadrare questa simmetria imperfetta anche come opportunità di stabilità, nella misura in cui entrambe le potenze rimangono incentivate ad evitare uno scontro diretto che comprometterebbe posizioni faticosamente consolidate. In questo senso, la consapevolezza reciproca dei costi di un’escalation aperta, unita al vincolo esercitato dal rapporto con gli Stati Uniti, tenderebbe a favorire dinamiche di contenimento e gestione indiretta del confronto, con la nascita di un equilibrio fragile ma caratterizzato da meccanismi di autocontrollo limitanti il rischio di una destabilizzazione generalizzata.





Fonti

https://www.osservatoriorussia.com/2025/03/19/la-turcofonia-in-asia-centrale-arma-nelle-mani-di-ankara/

https://www.middleeastmonitor.com/20260109-israel-and-turkey-are-no-longer-feuding-allies-they-are-strategic-rivals/

https://carnegieendowment.org/emissary/2025/07/turkey-israel-syria-escalating-rivalry

https://www.newarab.com/analysis/israel-greece-cyprus-axis-new-anti-turkey-alliance?amp

https://it.insideover.com/guerra/israele-e-turchia-verso-la-guerra-a-tel-aviv-ce-chi-inizia-a-mettere-le-forze-a-confronto.html#google_vignette

https://it.insideover.com/difesa/israele-si-prepara-per-una-base-in-somaliland-la-turchia-schiera-i-caccia-in-somalia.html

https://it.insideover.com/politica/israele-emirati-da-un-lato-turchia-dallaltro-sfida-senza-limiti-tra-medio-oriente-mar-rosso-africa.html

https://hornreview.org/2026/01/09/the-new-red-sea-axis-with-saudi-arabia-turkey-and-egypt-at-the-heart/

https://amwaj.media/en/article/the-strategic-logic-of-a-saudi-pakistani-turkish-axis-of-stabilisation

https://centrostudicasi.com/la-turchia-come-potenza-marittima-la-dottrina-della-mavi-vatan/

https://www.imec.international/

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