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LA GEN Z SI PRENDE LA DEMOCRAZIA

DI GRETA GIARDINA

04/11/2026

Nel mese di ottobre 2026, la Generazione Z (1997-2012) è stata al centro del dibattito politico europeo e mondiale. Tra proteste ed elezioni, possiamo affermare che si è trovata per la prima volta a costituire il centro gravitazionale di un mondo che sembrava essersi dimenticato che il futuro è in mano ai giovani.
Attorno a noi vediamo un’Italia statisticamente anziana, in cui le classi giovanili detengono poco spazio e perciò poco potere. Ma nelle ultime settimane, il boato dei giovani ha prodotto una cassa di risonanza senza precedenti.

LA GEN Z SI PRENDE LA DEMOCRAZIA

Nel mese di ottobre 2026, la Generazione Z (1997-2012) è stata al centro del dibattito politico europeo e mondiale. Tra proteste ed elezioni, possiamo affermare che si è trovata per la prima volta a costituire il centro gravitazionale di un mondo che sembrava essersi dimenticato che il futuro è in mano ai giovani.

Attorno a noi vediamo un’Italia statisticamente anziana, in cui le classi giovanili detengono poco spazio e perciò poco potere. Ma nelle ultime settimane, il boato dei giovani ha prodotto una cassa di risonanza senza precedenti.

Se le proteste e manifestazioni che hanno travolto l’Europa e il mondo hanno provocato diverse conversazioni sul valore della democrazia, e sulla definizione di questo concetto, non possiamo ignorare che nel mese di ottobre due altre esperienze hanno segnato per sempre l’impatto e l’identità della gen z nella politica mondiale: l’affluenza inaspettata alle urne nelle elezioni presidenziali in Brasile e la vittoria della Lista Studentesca per il parlamento Serbo.

Qui si apre una riflessione ben più ampia. I giovani sembrano essere in grado di mobilitarsi, di partecipare, e soprattutto, di cambiare le sorti dei loro paesi, dove necessario. Tuttavia, questo non accade spesso. Tra il blocus in Francia e le vetrine rotte in Piazza del Duomo a Milano, si è parlato moltissimo di rabbia e di sdegno, proveniente da diverse direzioni: le nuove generazioni si sentono incomprese, o fraintese, o ignorate. Chi dovrebbe ascoltare e cercare di comprendere vede solo caos e smania di distruggere. In realtà, le nuove generazioni non sono scomparse dal campo politico, semplicemente esercitano il loro interesse e impegno in maniere nuove, senza precedenti.

Un esempio fondamentale sono i social media. Nessuno prima della Gen Z aveva mai avuto un metodo tanto democratico come Instagram o TikTok per promuovere ciò in cui credeva. Con un video, una foto, una storia, oggi si possono raggiungere velocemente persone da tutte le maggiori città italiane per coordinare proteste e scioperi. Si possono mobilitare cortei, ma allo stesso tempo manifestazioni violente.

Quando avvengono transizioni tecnologiche, si trovano anche nuovi modi di fare politica. La generazione Z si sta prendendo i suoi spazi nel modo a lei più familiare: partendo dai social.


LE ELEZIONI IN BRASILE

Le elezioni presidenziali in Brasile hanno dimostrato l’incredibile importanza del mobilizzare il settore giovanile della popolazione tramite la tecnologia. Al momento del discorso di ringraziamento per la quarta re-elezione di Lula, il Presidente ha dedicato un riconoscimento alla generosità dei giovani, che per il secondo round di votazioni ha condotto un’intensa campagna elettorale attraverso i social media e dimostrato un travolgente supporto tramite una presente partecipazione alle manifestazioni – è stato stimato dalla Prefeitura di Rio che il rally di Copacabana, ad esempio, abbia attratto 1.1 milione di persone. Una cifra non indifferente per una popolazione che si è dichiarata presente per combattere e assicurarsi che la democrazia non cedesse sotto le pressioni degli Stati Uniti e degli interessi commerciali rappresentati dal candidato Bolsonaro.

Intervistata da Le Monde da Rio de Janeiro, Anaïs Fléchet, docente di storia contemporanea presso Sciences Po Strasbourg ed esperta di Brasile, ha attribuito il trionfo di Lula al secondo turno a una mobilitazione altamente organizzata degli elettori della Generazione Z. Durante il ballottaggio, il deputato federale André Janones ha lanciato su WhatsApp il gruppo “Esercito di Lula”. Tramite meme umoristici, dirette streaming e strategie di diffusione basate su algoritmi, Lula ha conquistato uno spazio digitale rimasto a lungo sotto il dominio della destra. Il 25 ottobre, questo esercito contava 10 milioni di “soldati”, pari a circa l’8% dell’elettorato. I volontari hanno dedicato ore a pubblicare storie e a diffondere messaggi sui social media, accelerando i tempi di reazione della campagna di Lula e potenziandone l’impatto emotivo.

Va evidenziato che, innegabilmente, la cosiddetta “età lavorativa” in Brasile è molto alta: il 69%, e quindi la generazione di giovani brasiliani avrà un peso demografico di una certa tara. Ma al di fuori del numero proporzionale, che in Brasile è certamente maggiore che in Europa, la voce politica della Gen Z ha finalmente guadagnato della credibilità – o anche più semplicemente, si è fatta sentire, e così ha cambiato il corso della storia.

A volte va evidenziata più la forma del contenuto: alcuni studi confermano che la gen Z sembra più che altro aver cambiato i modi di far politica rispetto all’essersi distaccata da un interesse nell’attivismo. Ha trovato la sua via, e si tratta di qualcosa che trascende il confine tra istituzioni e i giovani.


LA LISTA STUDENTESCA IN SERBIA

Contemporaneamente alla vittoria di Lula, una sorprendente svolta ha scosso il centro Europa: l’elezione parlamentare della lista studentesca in Serbia. Il partito dall’interessante composizione è privo di un leader e si basa sul movimento di protesta nato dalla tragedia di Novi Sad, a partire da cui gli studenti hanno protestato per la situazione generale in Serbia, tra accuse di corruzione, negligenza e infine, per un sistema fallimentare. L’obiettivo della lista universitaria è contrastare il regime centralizzato e autoritario che ha detenuto il potere negli ultimi 12 anni, cioè il Partito progressista serbo (SNS) e di Aleksandar Vučić.  Concretamente, si propongono per rinforzare il potere giudiziario, per investire nella trasparenza e nella libertà mediatica, e per rimodernare il sistema educativo e universitario. Con una maggioranza stimata di circa 140 seggi su 250, si apre un nuovo capitolo per questo paese che dal 2014 è formalmente candidato per l’ammissione in Unione Europea.

La forza di questo partito, che è riuscito a ottenere non solo rappresentanza ma addirittura una maggioranza parlamentare, risiede nel sostegno giovanile e nella sua identità poliedrica e decentralizzata.

La Lista Studentesca Serba riflette un’altra dimensione del fare politica della Generazione Z: il distaccamento dai partiti fino ad ora conosciuti. Di fatto, al passo con la crescita nel malcontento generale nel sistema, aumenta la sfiducia nell’orientamento politico prestabilito dalle istituzioni. Per esempio, secondo un articolo della rivista European Political Science, dopo il Covid, la generazione Z ha sentito un crescente bisogno di essere “politicamente attiva”, ma molto spesso questo attivismo non si traduce in identità politica, in quanto non rispecchia l’appartenenza ad alcun partito. La piazza, le piattaforme digitali, le campagne di sensibilizzazione e i movimenti spontanei diventano nuovi spazi di confronto e mobilitazione, creando una politica meno legata all'appartenenza e più orientata alla condivisione di obiettivi specifici, capace di riunire individui anche molto distanti sul piano ideologico.

Infatti, a livello di partecipazione, i dati ISTAT illustrano che nel 2025 il 24,3% dei giovani europei tra i 16 e i 29 anni ha partecipato online a questioni civiche o politiche, contro il 20,2% della popolazione complessiva. In Italia la percentuale sale al 30,9%.


INSERIRSI NEL SISTEMA

Questi dati non sembrano certamente ritrarre una generazione disinteressata, tutt’altro. Sembrano descrivere una generazione che fa di ciò che conosce quello che può, cercando ascolto tramite vie meno tradizionali, dato che non si sente rappresentata dalle istituzioni che dovrebbero farlo.

Il sistema democratico non smette mai di evolversi. Basta guardarsi attorno per vedere come il mondo sta modificando i connotati del fare politica, e a cambiare non è tanto ciò che vogliamo, ma come decidiamo di esporci.

La gen Z sembra dare molto valore al concetto di condividere. D’altronde è cresciuta in un’atmosfera in cui tutto è condiviso, a partire dalla propria identità. Ma condividere alcune battaglie non significa forzatamente sentirsi di appartenere a un orientamento specifico. Perciò vediamo un forte contrasto tra interesse genuino per il mondo che ci circonda e un’immobilità sociale. Tuttavia, i giovani hanno dei valori in cui credono. In Brasile, in Serbia, e in molti altri posti, hanno dimostrato il loro peso democratico. Mobilitarsi è alla base dell’essere ascoltati anche dalle istituzioni. Se la politica tradizionale non riuscirà a riconoscere questa esigenza, rischierà di lasciare sempre più spazio a forme di partecipazione alternative, difficili da controllare e ancora più difficili da ignorare.


Bibliografia

Al Jazeera. (2026, 26 ottobre). Lula thanks Brazil’s youth for historic election win [Video]. https://www.aljazeera.com/video/newsfeed/2026/10/26/lula-thanks-brazils-youth-for-historic-election-win

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European Parliament, European Parliamentary Research Service. (2026https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2026/774716/EPRS_STU%282026%29774716_EN.pdf

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Taylor & Francis. (2022). https://doi.org/10.1080/13676261.2022.2055963

Taylor & Francis. (2025). https://doi.org/10.1080/23248823.2025.2561482

The Guardian. (2026, 25 ottobre). Serbian leader Aleksandar Vučić concedes defeat in fiercely contested parliamentary election. https://www.theguardian.com/world/2026/oct/25/serbian-leader-aleksandar-vucic-concedes-defeat-in-fiercely-contested-parliamentary-election

The Guardian. (2026, 29 ottobre). Brazil victory: Planet and democracy lessons from Lula’s win. https://www.theguardian.com/world/2026/oct/29/brazil-victory-planet-democracy-lessons-lula-win

The Washington Post. (2026, 26 ottobre). Inside Lula’s 21-day race to resurrect his campaign and go viral. https://www.washingtonpost.com/world/2026/10/26/inside-lulas-21-day-race-resurrect-his-campaign-go-viral/

Political parties: Bridging divides between youth and political institutions. (s.d.). European Political Science. Cambridge University Press. https://www.cambridge.org/core/journals/european-political-science/article/abs/political-parties-bridging-divides-between-youth-and-political-institutions/F7DEEDDBAA419EEDDD19D887096E9479

Who gets a voice online? Family resources, gender, and cohort differences in youth political participation in Europe. (2026). International Journal of Politics, Culture, and Society. https://doi.org/10.1007/s10767-026-09582-4

Le Monde. (2026, 27 ottobre). In Brazil, the spontaneous mobilization of Gen Z surprised even the leaders of Lula’s Workers’ Party. https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/10/27/in-brazil-the-spontaneous-mobilization-of-gen-z-surprised-even-the-leaders-of-lula-s-workers-party_6765046_4.html

The Guardian. (2026, 26 ottobre). How students and social media delivered Lula a historic comeback in Brazil [Video]. https://www.theguardian.com/world/video/2026/oct/26/how-students-and-social-media-delivered-lula-a-historic-comeback-in-brazil-video

Royo Gual, J. (2022, 2 ottobre). Why Brazil’s first-time voters are backing Lula. EL PAÍS. https://english.elpais.com/international/2022-10-02/brazils-first-time-voters-are-backing-lula.html

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