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Le minacce ibride nell'era del “distordine”: attori, strumenti e risposte tra Italia e Europa

Valentina Angiolani

13/03/2026

Le minacce ibride rappresentano una delle sfide centrali della sicurezza contemporanea, in un sistema internazionale sempre più caratterizzato da “distordine”, frammentazione e competizione tra potenze. I conflitti si sviluppano sempre più spesso al di sotto della soglia della guerra aperta, sfruttando strumenti come cyber attacchi, manipolazione dell’informazione, pressioni economiche e dipendenze tecnologiche. Attori statuali e non statuali ricorrono alla cosiddetta “zona grigia”, operando tra pace e conflitto per massimizzare l’efficacia e ridurre i rischi di escalation. La tecnologia e il controllo dell’informazione diventano leve decisive per influenzare opinioni pubbliche, destabilizzare istituzioni e consolidare vantaggi strategici. La dimensione europea richiede risposte coordinate, capacità di resilienza democratica e strumenti di contrasto rapidi e flessibili. Comprendere la natura multilivello di queste minacce, che agiscono su piani digitale, economico e cognitivo, è cruciale per sviluppare strategie efficaci di deterrenza e protezione.

Le minacce ibride nell'era del “distordine”: attori, strumenti e risposte tra Italia e Europa


All’inizio di marzo 2026, l’intelligence italiana ha presentato al Parlamento la Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza: “Governare il cambiamento”. La relazione riflette una prospettiva sulla trasformazione globale: la tecnologia è il principale fattore che ridefinisce equilibri geopolitici, sicurezza economica e stabilità delle democrazie. Le minacce contemporanee non si manifestano più solo in eventi visibili o conflitti aperti, ma operano spesso sotto la soglia dello scontro armato attraverso cyber attacchi, manipolazione dell’informazione, dipendenze tecnologiche e pressioni economiche. Queste dinamiche multidimensionali coinvolgono più livelli: digitale, cognitivo ed economico. L’ultimo capitolo della relazione tratta proprio il tema delle minacce ibride, in quanto sintesi operativa degli ambiti strategici trattati in precedenza: dalla sovranità tecnologica ai mutamenti geopolitici, dalla sicurezza economico-finanziaria fino al terrorismo e alla radicalizzazione online.

Ma che cosa sono le minacce ibride? Attraverso l’integrazione coordinata di strumenti tecnologici, informativi, economici e politici, è possibile colpire un avversario senza superare la soglia dell’uso della forza e del conflitto armato. La tecnologia è il fattore abilitante centrale di tali operazioni e rende più difficile l’attribuzione, la risposta e la deterrenza. La manipolazione informativa rappresenta uno degli strumenti più efficaci e pervasivi di questo nuovo tipo di minaccia, che agisce all’interno della sfera cognitiva e che è volta a minare i capisaldi delle società democratiche.

Già nel 2020 il sistema di intelligence italiano aveva adottato un’unica definizione di minaccia ibrida, consultabile sul sito del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. Con questo termine vengono identificate le minacce provenienti da attori statuali, anche attraverso l’impiego di attori non statuali o proxy, mediante una combinazione di attività coordinate in diversi settori: diplomatico, dell’informazione, militare, economico-finanziario e di intelligence. Questo tipo di minaccia è difficile da rilevare e attribuire con certezza; viene messa in atto da attori che riescono a coordinare rapidamente tutte le risorse necessarie per colpire lo Stato target su più fronti: dalla diffusione di false informazioni, passando per gli attacchi informatici, giungendo alle operazioni militari condotte “nell’ombra”, restando al di sotto della soglia di un conflitto aperto. Tra queste rientrano la disinformazione e le interferenze politiche; gli attacchi informatici a infrastrutture critiche; il sabotaggio economico e la manipolazione delle catene di approvvigionamento; la strumentalizzazione dei flussi migratori e altre tecniche di pressione sociopolitica.


A livello europeo, l’Unione adotta una definizione condivisa dagli Stati membri che mette in luce gli elementi fondamentali delle minacce ibride. La definizione adottata dal Consiglio dell’Ue evidenzia come le minacce ibride rappresentano una minaccia per la democrazia, in quanto ne colpiscono i valori fondamentali, mirando a frammentare la società e a compromettere il processo decisionale politico. Poiché le campagne ibride sono progettate per essere difficili da individuare, contrastarle rappresenta una sfida complessa in costante evoluzione. Anche se troviamo punti di comune accordo nelle definizioni, è importante che queste rimangano flessibili per rispondere al carattere mutevole delle minacce. Il concetto rimane però lo stesso, ovvero esprimere la combinazione di attività coercitive e sovversive, di metodi convenzionali e non convenzionali, che possono essere usati in modo coordinato da entità statali o non statali per raggiungere determinati obiettivi, rimanendo però sempre al di sotto della soglia di una guerra ufficialmente dichiarata.


Perché si parla di minacce senza confini?

Viviamo in un'epoca di “distordine”, in cui il disordine e la distruzione del vecchio sistema internazionale si sono uniti dando origine a un mondo “multiplex” e frammentato, con più poli e alleanze a geometrie variabili. In un mondo dominato da interdipendenze e da un'architettura di governance in evoluzione costante, le minacce ibride vengono adottate non più solo dalle grandi potenze ma anche da attori di media portata e soggetti non statali.


Gli attori delle minacce ibride

Come sottolineato nel paper Narrative warfare e guerra ibrida nel disordine globale, il ricorso a strumenti ibridi si sta diffondendo in modo trasversale, coinvolgendo grandi potenze, attori regionali e soggetti non statali, e si sta configurando come una tendenza strutturale della competizione geopolitica attuale. Questi attori non possono essere collocati sullo stesso piano, ma condividono l’obiettivo di operare nella “zona grigia” dove si offusca la distinzione tra pace e conflitto, riducendo il costo politico e i rischi di escalation. Le minacce ibride si manifestano con modalità diverse a seconda delle aree geografiche. In Europa orientale e nei Balcani, la Russia sfrutta questioni divisive per indebolire la coesione regionale e rallentare il percorso di integrazione europea di paesi come Ucraina, Moldova e Georgia. Nel Sahel e in Libia, gli attori delle minacce ibride competono per espandere la loro influenza erodendo la presenza europea.

La Russia rimane l’attore più diretto. Le sue interferenze si distinguono per l'uso combinato di strumenti militari, informatici e informativi in modo coordinato e ad alto impatto. I dati parlano chiaro: il numero di attacchi russi attribuiti a operazioni di sabotaggio in Europa è passato da 3 nel 2022 a oltre 34 nel 2024. Questi attacchi non colpiscono più solo il fianco orientale della NATO, ma coinvolgono anche gli Stati dell’Europa centro-occidentale. La Russia ha inoltre sviluppato campagne di disinformazione su larga scala come le operazioni Doppelgänger e la rete Pravda/Portal Kombat. La Cina opera con strumenti meno diretti, affidandosi maggiormente al narrative warfare, alle leve economiche e tecnologiche e alle operazioni cyber. L’approccio adottato da Pechino è meno spregiudicato rispetto a Mosca e proprio per questo meno visibile nei dati e più difficile da contrastare.  La strategia cinese mira alla costruzione di dipendenze economiche a lungo termine, all’erosione graduale dell’influenza occidentale attraverso partnership editoriali con media locali e investimenti infrastrutturali strategici.

Pur essendo un alleato NATO, anche la Turchia adotta tattiche ibride combinando investimenti infrastrutturali e diplomazia culturale e religiosa. I Paesi del Golfo agiscono invece attraverso leve finanziarie e religiose, sostenendo governi e attori locali con investimenti, finanziamenti a istituti religiosi e operazioni di influenza sui media.


Le risposte europee

Negli ultimi anni il Consiglio dell’Unione europea ha varato un quadro per l’istituzione di gruppi di risposta rapida alle minacce ibride, strumenti pensati per reagire agli attacchi complessi e multifattoriali che colpiscono i paesi membri e i loro partner. Questi gruppi fanno parte del cosiddetto “Hybrid Toolbox”, all’interno della Bussola strategica per la sicurezza e la difesa dell’Ue, e potranno essere dispiegati su richiesta degli Stati membri. Recentemente il Consiglio ha anche condannato con forza le persistenti campagne ibride attribuite alla Russia, che mirano a compromettere la sicurezza, la resilienza sociale e i processi democratici. 

L'UE dispone anche di meccanismi per combattere i tentativi di manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI).  All’interno del pacchetto europeo contro le minacce ibride si trovano strumenti specifici come il FIMI Toolbox, dedicato alla lotta contro la manipolazione delle informazioni e le ingerenze straniere, e il pacchetto della diplomazia informatica pensato per rispondere agli attacchi cyber. La disinformazione e i tentativi di FIMI comportano conseguenze di vasta portata per la partecipazione democratica, compromettono la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei media e  creano l’ambiente adatto in cui le altre tattiche ibride diventano più efficaci e difficili da contrastare. Le elezioni costituiscono un momento sensibile ai tentativi di FIMI, dato che rappresentano un'opportunità di grande impatto ed elevato livello di attenzione da parte degli elettori. Nelle ingerenze elettorali può rientrare un'ampia gamma di tecniche, tra cui l'utilizzo di narrazioni divisive, la messa in dubbio della credibilità del processo elettorale, la promozione dell'astensionismo e il finanziamento illegale delle campagne. A questi pacchetti si affiancano i meccanismi di gestione delle crisi, come i meccanismi integrati di risposta politica alle crisi del Consiglio (IPCR), già avviati, per contrastare le interferenze nelle elezioni europee del 2024.

Gli attori delle attività di FIMI utilizzano diverse tattiche per influenzare l'opinione pubblica, amplificando la polarizzazione attraverso la promozione di punti di vista estremi, la creazione di contenuti generati dall'AI, aumentando così artificialmente la visibilità e la credibilità della disinformazione.

L'UE dispone inoltre di vari atti legislativi che contribuiscono a combattere la disinformazione, garantendo una maggiore assunzione di responsabilità da parte delle piattaforme online e rafforzando la cybersicurezza e la resilienza delle infrastrutture digitali.

Anche il servizio europeo per l'azione esterna è coinvolto nella lotta contro le ingerenze da parte di attori stranieri, sia all'interno che al di là dei confini dell'Ue, attraverso il progetto faro "EUvsDisinfo".

Le minacce ibride non possono essere affrontate su scala nazionale. Anche se i principali responsabili di contrastarle sono i singoli Stati, l'UE cerca di agire sempre in concerto.

Se interpretiamo il mondo come multiplex, il narrative warfare non è più un’esclusiva delle grandi potenze e vedremo in misura crescente attori regionali, non statali, proxy e privati utilizzarlo appoggiandosi ad attori locali e organizzazioni della società civile, soprattutto in contesti fragili dove la manipolazione informativa risulta particolarmente efficace perché economica, scalabile e difficile da attribuire. Il paradosso centrale di questa sfida è strutturale: le democrazie sono vulnerabili proprio perché sono aperte e il pluralismo, la libertà di informazione, che ne costituiscono la natura, diventano superfici di attacco. Il confine tra sicurezza e informazione diventa terreno di gioco e competizione. Le minacce ibride non sono minacce future, sono già presenti nelle nostre democrazie. La domanda non è se l’Europa riuscirà a rispondere, ma se sarà in grado di riconoscere questi attacchi non dichiarati e di agire in fretta.


FONTI

· Relazione al Parlamento 2026 - Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica

· MINACCIA IBRIDA - Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica

· Guerra ibrida russa, l'arma dell'Europa contro gli "agenti usa e getta" è la deterrenza

· EUR-Lex - 52016JC0018 - EN - EUR-Lex

· Minacce ibride - Consilium

· Mattia Caniglia, Teresa Coratella et al., Narrative warfare e guerra ibrida nel disordine globale. Quale impatto nelle aree di interesse strategico per l'Italia, Roma, Aspen Institute Italia, CeSPI, ECFR, IAI, ISPI, dicembre 2025: https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2026/01/FPC-ECFR_Narrative-warfare-e-guerra-ibrida-nel-disordine-globale_FINALE.pdf.

· L'intelligence olandese: "La minaccia della Russia crescerà indipendentemente dalla situazione in Ucraina".

· Tajani a Washington: "Sventato attacco hacker della Russia contro l'Italia".

· Guerra ibrida e cybersabotaggi: l’Ue si prepara con "Allies 2026".

· Disinformazione e resilienza democratica - Consilium.

· https://ec.europa.eu/newsroom/edmo/newsletter-archives/52424

· https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2024/12/16/russian-hybrid-threats-eu-agrees-first-listings-in-response-to-destabilising-activities-against-the-eu-its-member-states-and-partners/

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