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Pechino 2022: boicottaggio diplomatico

DI PAOLO ROMANO

21/12/2021

Il countdown è iniziato, mancano meno di due mesi ai Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022, ma più i riflettori si accendono e vengono puntati sulla competizione sportiva più le ombre si formano e si espandono. Gli Stati Uniti sono stati i primi a dichiarare il boicottaggio diplomatico, suscitando forti reazioni dalla Cina e una spaccatura a livello internazionale se seguire la strada americana o meno.

Sono ormai prossime le Olimpiadi Invernali, le numero XXIV della storia, che si svolgeranno dal 4 al 20 febbraio a Pechino, in Cina. Si tratta di un’edizione storica perché proprio la capitale cinese sarà la prima città ad ospitare sia l’edizione estiva (2008), sia quella invernale dei Giochi. Tuttavia, le ombre sui Giochi sono sempre più evidenti.


Nonostante la pandemia e l’insorgere della nuova variante Omicron, il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha affermato che i Giochi non saranno posticipati per nessuna circostanza legata al Coronavirus, a differenza di quanto accaduto con i Giochi estivi di Tokyo 2020 rinviati di un anno. A complicare la riuscita dei Giochi, oltre la già difficile situazione sanitaria mondiale e le strettissime misure precauzionali di isolamento previste (fra le quali le molte bolle parallele in cui vivranno gli atleti), un’altra questione è emersa, quella del boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi. Un problema forse ancora più serio, dai possibili risvolti geopolitici e dalle relazioni, che si preannunciano molto complicate e tese, fra la Cina e i Paesi che stanno decidendo di boicottare.


Gli Stati Uniti sono stati i primi ad annunciare ufficialmente, il 6 dicembre, la loro intenzione di boicottare diplomaticamente le Olimpiadi, ovvero non inviando nessuna delegazione ufficiale, come conseguenza e segnale per la scarsa tutela dei diritti umani in Cina, in particolare nella provincia dello Xinjiang. Da specificare, però, che il governo americano darà pieno sostegno agli atleti che parteciperanno ai Giochi. Sarà quindi un boicottaggio softrispetto a quelli hard del passato in cui i Paesi decisero di non partecipare alle competizioni atletiche, primo fra tutti Mosca 1980 e la rappresaglia sovietica quattro anni dopo con il boicottaggio di Los Angeles 1984. La Cina ha risposto condannando fortemente il boicottaggio americano, annunciando risolute contromisure al riguardo e sostenendo che le azioni degli Stati Uniti violano seriamente il principio della neutralità politica nello sport stabilito dalla Carta Olimpica e di conseguenza una grave distorsione dello spirito Olimpico verso una politicizzazione dello sport. Pechino ha anche sottolineato come le azioni illecite degli Stati Uniti hanno distrutto le fondamenta degli scambi sportivi tra Cina e Stati Uniti e della cooperazione olimpica. Inoltre, il regime di Pechino ha già censurato sul social media Weibo l’argomento di ricercasul boicottaggio.


Le relazioni con la comunità internazionale sono tese anche per la soppressione da parte della Cina delle libertà politiche a Hong Kong, e a causa delle preoccupazioni per la tennista cinese, ex numero 1 al mondo, Peng Shuai, che non è stata vista per settimane dopo aver accusato l’ex vice-premier del governo di violenza sessuale. Le pressioni per disertare l’appuntamento olimpico non arrivano solo dalla politica: numerosi sono infatti gli appelli al boicottaggio anche tra gli sportivi, in seguito al malcontento per le violazioni dei diritti umani.


L’Australia è stata la seconda nazione ad annunciare, tramite il primo ministro Scott Morrison, che non invierà i propri funzionari ai Giochi. Anche in questo caso, però, gli atleti potranno andare. Il comitato olimpico australiano a questo proposito ha dichiarato di sostenere la mossa del suo governo, ma di voler garantire la sicurezza dei suoi circa 40 atleti. Questo boicottaggio formale complica le già compromesse relazioni fra Australia e Cina, suo partner commerciale più grande. Le motivazioni fornite dal governo australiano sono la violazione dei diritti umani nella regione dello Xinjiang e la riluttanza cinese a incontrare funzionari australiani. Anche la Gran Bretagna e il Canada, lo scorso 8 dicembre, si sono uniti agli Stati Uniti nel boicottaggio diplomatico dei Giochi Olimpici Cinesi, sempre per motivi e preoccupazioni legati alle violazioni dei diritti umani. Il premier britannico Boris Johnson ha risposto alle affermazioni cinesi circa la violazione dello spirito olimpico, sottolineando come la presenza di funzionari governativi sia una decisione politica per ogni governo, potendo dunque applicare il principio di neutralità del CIO e non compromettendo gli atleti partecipanti.


La Nuova Zelanda ha confermato che non invierà funzionari in Cina, non come segno di adesione al boicottaggio degli altri paesi occidentali ma a causa delle preoccupazioni della Covid-19. La Russia ritiene che il boicottaggio diplomatico nei confronti di Pechino sia inutile e che i Giochi Olimpici dovrebbero essere liberi dalla politica. Il presidente Putin è l’unico leader di un grande paese che ha accettato pubblicamente l’invito a presenziare.  Anche la vicina Corea del Sud non snobberà i Giochi di Pechino in segno di protesta, escludendo così un’adesione al boicottaggio, citando la necessità di lavorare con la Cina.


Sul versante europeo, i boicottaggi sono una questione decisa dai singoli Stati membri, ha specificato Stefano Sannino, l’italiano a capo della diplomazia dell’Unione. La Francia non seguirà l'esempio di altri governi occidentali a boicottare le Olimpiadi, sostenendo anche che Parigi dovrebbe prendere una posizione comune con gli altri paesi dell'Unione europea su qualsiasi boicottaggio diplomatico. Altre nazioni, fra cui il Giappone e i Paesi Bassi, sono ancora in fase valutativa delle loro posizioni. La posizione dell’Italia sull’ipotesi di boicottaggio è molto eloquente e si allinea con quanto dichiarato da Thomas Bach, presidente del CIO, ovvero che non ci deve essere strumentalizzazione dei Giochi Olimpici. Lo stesso Bach ha dichiarato che nonostante il numero crescente dei boicottaggi politici, il CIO è lieto che gli atleti siano ancora in grado di partecipare, accogliendo con favore il sostegno alle squadre olimpiche. In controtendenza, invece, si posiziona il Belgio che ha annunciato che parteciperà al boicottaggio diplomatico in relazione alla complessa situazione cinese.


L’importanza dello sport in questo contesto risiede nel fatto che è un veicolo molto più forte della diplomazia nell’orientare l’opinione pubblica internazionale. La prossima edizione delle Olimpiadi invernali rischia di trasformarsi in un danno d’immagine e un boomerang per la Cina, nonostante la Cina si sia detta non preoccupata per nessun effetto domino causato dal boicottaggio olimpico.

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