Commissione von der Leyen, due anni dopo

DI SIMONE BASILICO

02/02/2022

Sono passati poco più di due anni dall’insediamento della Commissione von der Leyen 2019-2024 avvenuto ufficialmente il 1° dicembre 2019. A che punto siamo con gli obiettivi che si era posta l’ex ministra tedesca dei governi Merkel? Il bilancio sul lavoro della Commissione europea è molto positivo, nel segno della tempestività: tanti atti legislativi, il Next Generation EU, l’impegno sull’approvvigionamento dei vaccini. Perplessità, invece, nella gestione della politica estera europea: per sistemarla ci sono altri 3 anni di mandato, che scadrà ufficialmente il 31 ottobre 2024.

Il 1° dicembre 2019, a seguito della proposta del Consiglio europeo e del voto a maggioranza del Parlamento nel luglio dello stesso anno, Ursula von der Leyen ha assunto ufficialmente la carica di Presidente della Commissione europea. La prima donna della storia nel ruolo più strategico delle istituzioni continentali. Alla Commissione, infatti, spettano le proposte legislative, le quali devono essere approvate dal Parlamento affinché diventino diritto dell’UE. A poco più di due anni di distanza dall’arrivo a Bruxelles dell’ex ministra tedesca dei governi Merkel con diversi incarichi (Ministro dalla famiglia, del lavoro, della difesa) e dopo aver attraversato la più grande crisi sanitaria dal Dopoguerra, è maturo il tempo del primo bilancio sul lavoro della Commissione von der Leyen 2019-2024.


LINEE GUIDA – Ursula von der Leyen si era presentata all’Europa con un programma che ruota attorno a sei tematiche principali racchiuse nello slogan “Un’Unione più ambiziosa”. Il primo obiettivo si concentra su un Green Deal europeo per diventare “il primo continente a impatto climatico zero […] con la prima normativa europea sul clima volta a sancire nella legge l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050”. Nonostante non veda impegnata in prima linea la Commissione, bensì le Nazioni Unite, le scarse ambizioni poste dalla recente COP26 di Glasgow dimostrano come da sola l’Europa non possa invertire una tendenza oramai inesorabile: il coinvolgimento di Paesi extra-UE nella lotta al riscaldamento globale sarà il l’ago della bilancia del successo del Green Deal europeo. Il secondo obiettivo della Commissione riguarda un’economia che lavora per le persone, ovvero un salario minimo equo a tutti i lavoratori europei: nel 2020 la Commissione ha proposto una direttiva per garantire un’adeguata retribuzione e a seguito dell'approvazione del Parlamento avranno inizio i negoziati con il Consiglio europeo sulla versione finale della nuova legge. Von der Leyen si era anche impegnata in prima persona come esempio di parità di genere con un collegio composto a parti uguali di donne e uomini: su 27 vicepresidenti e commissari europei, 13 sono donne. Terzo obiettivo della Commissione mira ad un’era digitale con una proposta legislativa avanzata nell’aprile 2021 per un approccio europeo coordinato alle implicazioni dell’intelligenza artificiale, ora tocca al Parlamento europeo discuterne. Quarto obiettivo della Commissione von der Leyen riguarda la protezione dello stile di vita europeo con un nuovo patto sulla migrazione e il rilancio della riforma delle procedure di Dublino in materia di asilo. Mettere d’accordo tutti i Paesi membri sul tema è molto complesso, ragione per cui nel 2020 il Consiglio europeo ha concordato una proroga del mandato per i negoziati con il Parlamento europeo. All’interno di questo quadro, la Commissione von der Leyen ha un fronte aperto con Ungheria e Polonia per due procedure di infrazione (leggasi: finanziamenti UE subordinati al rispetto dello Stato di diritto) relative alla tutela dell’uguaglianza e dei diritti fondamentali, nei prossimi mesi sapremo le risposte dei due Paesi alle richieste di approfondimenti della Commissione. Quinto obiettivo riguarda un’Europa più forte nel mondo: l’adozione di una strategia globale sull’Africa è stata adottata nel marzo 2021 con un partenariato per lo sviluppo sostenibile e inclusivo del continente, mentre entro la fine del 2021 è previsto l’avvio dei negoziati con Albania e Macedonia del Nord per l’ingresso nella comunità europea. Infine, il sesto ed ultimo obiettivo della Commissione von der Leyen 2019-2024 riguarda un nuovo slancio per la democrazia europea con progetti per dare più voce ai cittadini europei nella relazione con il Parlamento: in questo senso, la Commissione ha recentemente presentato nuove leggi in materia di pubblicità politica, diritti elettorali e finanziamento dei partiti. Per garantire che le elezioni del 2024 si svolgano secondo i più elevati standard democratici, le nuove norme dovrebbero entrare in vigore ed essere pienamente attuate dagli Stati membri entro la primavera del 2023, ossia un anno prima delle elezioni.


TEMI CALDI – Tra i sei obiettivi di mandato, la Commissione von der Leyen ha dovuto affrontare anche la più grave crisi sanitaria nella storia del vecchio continente. La risposta della Commissione è stata tempestiva e si è articolata su tre livelli. Da un punto di vista economico, il Next Generation EU è il più grande piano di ripresa costituito nella storia dell’Unione, ovvero un programma di investimenti per i Paesi europei in crisi a causa della pandemia da 750 miliardi di euro, 390 dei quali destinati ad aiuti a fondo perduto e 360 finalizzati a erogare prestiti, vincolati a determinate riforme e condizioni: non era scontato che l’accordo si trovasse già nel luglio 2020 per interventi così grandi e mirati. Dal punto di vista sanitario, la risposta della Commissione alla pandemia è stata altrettanto celere: già nel giugno 2020 aveva avanzato una strategia dell'Unione europea per i vaccini contro la Covid-19 con la sottoscrizione di un primo contratto da 100 milioni di euro con BioNTech-Pfizer. I primi vaccini sono arrivati in Europa nel dicembre 2020, a distanza di solamente 8 mesi dallo scoppio della pandemia. Molte perplessità, invece, nella gestione della comunicazione di EMA sui vaccini: è vero che le agenzie dell'Unione europea sono organi indipendenti che hanno il solo scopo di fornire consulenza alle istituzioni comunitarie e agli Stati membri, ma sul caos generato da EMA nelle prescrizioni e raccomandazioni dei vaccini c’era la possibilità di intervento da parte della Commissione con un regolamento ad hoc. Più efficiente la risposta burocratica alla pandemia: attraverso l’introduzione dell’EU Digital Green Certificate, in vigore dal 1° luglio 2021, si può viaggiare liberamente negli Stati membri a determinate condizione sanitarie. Di buon senso anche la decisione di sospendere il Patto di Stabilità per il 2021 e 2022 a causa delle conseguenze economiche della pandemia. Meno tempestive sono state le risposte della Commissione in ambito di politica estera in questi due anni. Nell’approvazione in via definitiva dell'accordo di recesso UE-Regno Unito, entrato in vigore il 1° febbraio 2020, la Presidente von der Leyen ha messo solo la firma su un accordo che non ha guidato lei. Rimangono tutt’ora tre fronti aperti. Il primo, in ordine cronologico, riguarda la Turchia: il 6 aprile 2021, ad Ankara, von der Leyen è stata ospite, insieme al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, del presidente turco Erdogan. All’incontro non c'era una sedia per la presidente della Commissione europea, costretta a sedersi su un divano a lato mentre Michel ed Erdogan si accomodavano in prima fila. Una ferita diplomatica ancora aperta, uno schiaffo ai diritti delle donne che non ha trovato conseguenze per la Turchia. Il secondo fronte aperto riguarda l’escalation di eventi in Afghanistan avvenuti nell’agosto 2021 a seguito del ritiro unilaterale delle truppe statunitensi: la riconquista di Kabul da parte dei talebani, il ripristino l'Emirato Islamico dell'Afghanistan – non riconosciuto dalla comunità internazionale – e la successiva crisi di rifugiati hanno mostrato tutta la debolezza europea in politica estera riaprendo il dibattito sulla necessità di dotarsi di un esercito comune europeo. Il terzo ed ultimo fronte riguarda le recenti tensioni al confine fra Bielorussia e Polonia. La crisi migratoria provocata dal regime di Lukashenko è un vero e proprio attacco nei confronti delle istituzioni europee e la risposta del governo di Varsavia di costruire un muro lungo 180 km e alto 5,5 metri entro la metà del 2022 è in totale contraddizione con uno degli obiettivi programmatici della Commissione von der Leyen.


BILANCIO – Le prime somme della Commissione von der Leyen 2019-2024, a due anni dall’inizio del mandato, sono molto positive. I sei obiettivi di mandato sono stati già tutti avviati non solo formalmente, ma anche con atti legislativi ora passati nelle mani del Parlamento europeo: non era scontato che, con la pandemia, la Commissione riuscisse a portare avanti anche obiettivi programmatici di lungo periodo. Come non era per niente presumibile trovare così rapidamente un accordo politico-economico sul Next Generation EU che impegna l’Europa in prima persona: un enorme piano di investimenti che prevede di rilanciare con forza il vecchio continente e tenerlo al passo di Stati Uniti, Russia e Cina. Nemmeno su EU Digital Green Certificate e Patto di Stabilità era facilmente prevedibile trovare un’intesa: non va sottovalutata la capacità di questa Commissione di fare squadra e trovare soluzioni a problemi complessi che riguardano tutti i 27 Paesi membri con tempestività, l’elemento che maggiormente caratterizza l’operato di von der Leyen. Rimangono aperti diversi fronti in politica estera e per questi temi ci sono tre anni per trovare risposte concrete: la Commissione von der Leyen cesserà il proprio incarico il 31 ottobre 2024 e non c’è tempo da perdere.

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