La Svizzera: diritti popolari e democrazia diretta

DI JONAS BOSSIO

7/02/2021

Nonostante oggi tutte le democrazie siano rappresentative, un Paese in Europa ha conservato anche caratteristiche di democrazia diretta. Si tratta della Svizzera, che può essere definita come una democrazia semi-diretta.

Solitamente, il concetto di democrazia diretta ricorda il modo in cui nel 500 a.C si prendevano le decisioni nelle poleisgreche. Ma non tutti sanno che questo modello di esercizio del potere politico non è del tutto svanito.


Nonostante oggi tutte le democrazie siano rappresentative, un Paese in Europa ha conservato anche caratteristiche di democrazia diretta. Si tratta della Svizzera, che può essere definita come una democrazia semi-diretta. Questo perché le competenze del popolo, come organo dello Stato, non si limitano all'elezione. I cittadini partecipano anche direttamente alla gestione degli affari pubblici attraverso altre attribuzioni: l’iniziativa popolare e il referendum. In ragione di questi strumenti di democrazia diretta il popolo è chiamato al voto tra le 3 e le 4 volte l'anno su numerosi oggetti a livello federale, cantonale o anche comunale.


Il referendum è uno strumento che richiede al popolo di esprimersi direttamente su una legge adottata da un altro organo dello Stato, di solito il Parlamento. Generalmente, il risultato positivo della votazione è la condizione di validità dell’atto: con un SÌ la legge entra o rimane in vigore, con un NO è abrogata e non entra in vigore. La principale differenza rispetto all’Italia, per esempio, è che anche una frazione del popolo, in qualità di organo dello Stato, ha la possibilità d'indire un referendum. Quest’ultimo è un referendum facoltativo con effetto sospensivo - in opposizione a quello obbligatorio, che avviene d’ufficio nel caso di una revisione costituzionale - e permette, in caso si raccolgano 50mila firme nell’arco di 100 giorni, di sospendere l’entrata in vigore di una legge appena adottata e quindi, di fatto, abrogarla.


L’iniziativa popolare, invece, è uno strumento che permette a una frazione del popolo di richiedere l’adozione, la modifica o l’abrogazione di una legge, nonché una revisione della Costituzione federale. Al contrario del referendum, le iniziative si trovano all’inizio del processo decisionale. Esse sono formulate sotto forma di progetto di legge da un qualsiasi gruppo di cittadini riunito in comitato, quindi anche dai partiti politici, che, soprattutto nel caso delle piccole formazioni, scelgono questa via in alternativa a quella parlamentare. L’iniziativa viene esaminata sotto un punto di vista formale dalla Cancelleria federale - un organo governativo - e in seguito pubblicata sul Foglio federale. Questa pubblicazione segna l’inizio del periodo di 18 mesi, nel corso del quale raccogliere 100mila firme. Se questa cifra viene raggiunta il progetto passa tra le mani del Consiglio federale (governo) e dell’Assemblea federale (parlamento), che possono formulare un contro-progetto per edulcorare il contenuto dell’iniziativa. A volte succede che il comitato d’iniziativa ritiri il suo progetto, trovando valida l’alternativa proposta dal legislativo. Ma salvo casi speciali come questo, l’iniziativa e gli eventuali contro-progetti istituzionali sono sottoposti a votazione popolare dopo circa 3-4 anni dalla loro formulazione. Come nel caso del referendum, il SÌ corrisponde all’entrata in vigore del testo.


Nella stessa giornata di voto vengono trattati temi diversi, differenti oggetti appaiono quindi sulla stessa scheda elettorale. Possiamo trovare dei referendum per l’abrogazione di una legge appena entrata in vigore, così come dei referendum riguardanti un’iniziativa popolare e i relativi contro-progetti. Generalmente, il voto è espresso al seggio o per posta. Questa seconda modalità risulta essere molto diffusa e praticata (soprattutto nel caso degli svizzeri all'estero), anche perché la scheda elettorale viene mandata per corrispondenza insieme a una brochure informativa. Il cittadino sceglie poi se recarsi al seggio nella domenica dedicata al voto o se rispedire la scheda per posta nei giorni precedenti.

Tuttavia, gli oggetti sottoposti al voto variano in funzione del cantone di residenza. Questo perché le votazioni a livello cantonale e comunale hanno luogo nella stessa giornata indetta per gli oggetti federali, che sono invece trattati sull’insieme del territorio nazionale. Può quindi avvenire, in via ipotetica, che un residente del canton Vaud si trovi a votare su 3 oggetti federali e 2 cantonali, mentre nel canton Friburgo ci si debba esprimere, nella stessa giornata, solo sui 3 oggetti federali. La stessa cosa avviene per le modalità di voto, che vengono stabilite singolarmente dai cantoni. Infatti, mentre in alcuni cantoni si sviluppano modalità di voto elettronico, in due cantoni della Svizzera tedesca/interna, Glarona e Appenzello, si fa alla vecchia maniera: per alzata di mano nella piazza del capoluogo. Queste ormai tradizionali assemblee prendono il nome di Landsgemeinde.


La Svizzera nasce come Stato federale nel 1848, anno dell’adozione della prima Costituzione federale, che codifica il referendum facoltativo e l’iniziativa popolare agli articoli 138, 139, 140. Precedentemente era una Confederazione di Stati che, mantenendo una totale Indipendenza, collaborano in alcuni ambiti (come la difesa e la fiscalità). Dal 1848 ad oggi, il popolo si è pronunciato direttamente 637 volte. E circa 450 iniziative popolari sono state lanciate, ma solo 22 sono state effettivamente adottate. Nel 2020 ci sono state 3 votazioni riguardo 9 oggetti diversi. Per esempio: lo scorso 27 settembre, è stata respinta un'iniziativa popolare che voleva porre fine alla partecipazione della Svizzera agli accordi di Schengen e, nella stessa occasione, è stato approvato un referendum per l'acquisto di aerei da combattimento.


Le prossime votazioni si terranno il 7 marzo 2021 e avranno per oggetto: un’iniziativa popolare dal titolo “Sì al divieto di dissimulare il proprio viso”, riguardante quindi la questione del velo integrale per motivi religiosi negli spazi pubblici, un referendum facoltativo per abrogare una legge federale sull’identità elettronica riconosciuta e un altro che si pone contro l’adozione di un accordo economico con l’Indonesia.
Nel frattempo, si comincia a parlare, per il mese di luglio, di un possibile referendum riguardo le misure anti-covid e il potere acquisito dal governo nel gestire la pandemia. La Svizzera sarebbe il primo paese al mondo a votare su questo tema.

È possibile accedere all’elenco completo delle votazioni, anche in italiano, sul sito della Cancelleria federale https://www.bk.admin.ch/bk/it/home/politische-rechte.html


Dopo un’analisi così normativa degli strumenti di democrazia diretta della Confederazione, rimarrebbero molti aspetti da approfondire con una prospettiva più vicina alla sociologia politica. Infatti, la vera natura "popolare" di questi strumenti rimane discussa ancora oggi. I cittadini sono davvero implicati nel processo decisionale? Oppure il loro voto serve solo per dare legittimità a decisioni che si formano altrove (partiti politici, movimenti sociali, comitati d'iniziativa)? Questa questione è particolarmente interessante alla luce del carattere implicitamente contraddittorio dei diritti popolari che, sulla carta, risultano accessibili a ognuno, ma il cui funzionamento, nei fatti, è influenzato da un’ineguale ripartizione delle risorse. Come è evidente, la maggior parte dei comitati referendari e d’iniziativa – e in particolare quelli che riescono ad arrivare alla conclusione del processo – dipendono da partiti, movimenti sociali e gruppi d’interesse, i quali dispongono di mezzi economici, mediatici e d'influenza più importanti rispetto a quelli a disposizione del cittadino comune.

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