Donne: leadership e partecipazione politica

DI LAURA NOAH PESAVENTO

03/12/2020

“Women in every part of the world continue to be largely marginalized from the political sphere, often as a result of discriminatory laws, practices, attitudes and gender stereotypes, low levels of education, lack of access to
health care and the disproportionate effect of poverty on women”. - UN's General Assembly, Resolution on women and political participation, 2011.

Nell'anno 2020, un problema che è ancora profondamente radicato nella società riguarda  il ruolo imposto alle donne, basato sulla loro subordinazione agli uomini e messo in atto  ormai da millenni. In ogni paese ci sono barriere sistemiche che impediscono alle donne  un'equa partecipazione in tutte le aree della vita, private o pubbliche che siano, e la  situazione peggiora quando all'essere donna si aggiungono altre caratteristiche che  facilitano l'oppressione: essere nera, essere disabile, essere transgender etc... Nel corso  degli anni ci sono stati notevoli progressi, ma un vero e radicale cambiamento deve ancora  avvenire. Infatti, non un singolo stato può affermare di avere raggiunto l'uguaglianza di  genere, dati i numerosi e impenetrabili ostacoli legislativi e culturali. Lo scenario che ne  risulta è composto da donne sottovalutate, che continuano a lavorare molto guadagnando  poco, che hanno poco margine di scelta e vivono molteplici forme di violenza.  L'inevitabile conseguenza è che la leadership femminile e la partecipazione in politica sono  notevolmente ristrette: le donne sono sottorappresentate tra i votanti e tra le posizioni di  spicco e devono affrontare diversi impedimenti che le trattengono dal partecipare alla vita  politica. Tutto ciò avviene nonostante il loro fondamentale diritto ad un'equa  partecipazione nei governi democratici, oltre che alle loro provate capacità come leaders e  agenti del cambiamento. Anno dopo anno, le leggi stanno lentamente diventanto più  inclusive, ma la loro effettiva applicazione nella vita quotidiana è tutto un altro discorso e  la Dottoressa Angela Kane, presente come speaker durante l'Hikma Summit of  International Relations 2020, ne dà una chiara e interessante presentazione.


Dottoressa Kane, come descriverebbe la situazione attuale della  rappresentanza femminile in ambito politico? Le donne come potrebbero  raggiungere carriere di successo e far sì che le loro voci vengano ascoltate e  valorizzate?

“Per trovare un recente esempio lampante basta pensare all'Assemblea Generale dell'ONU  2020. Su 193 stati membri la prima donna a prendere la parola è stata la Presidentessa  della Slovacchia, ed era la 51esima. Come sappiamo, all'Assemblea Generale intervengono i capi di stato e al momento solamente 22 paesi sono governati da donne. Un altro dato ci  rivela che nel corso di 5 anni la percentuale di donne parlamentari in tutto il mondo è  salita solamente del +1%. Infatti, è difficile vedere una donna al potere e soprattutto a capo di uno stato perchè, a causa dei bias presenti, le donne vengono giudicate con più  frequenza e con più malizia su ogni singolo aspetto, da cosa dicono e in che modo lo fanno  fino a come si comportano e come si vestono. Vi racconto un esempio che ho vissuto tempo fa, quando ero quasi assistente al Segretario Generale. Come di consueto, le donne  ambasciatrici dell'ONU tengono una cena al mese e invitarono anche me a prenderne parte perchè la presenza femminile era davvero scarsa. Sono stata davvero grata per  quell'opportunità perchè mi ha permesso di sedere vicina a donne così potenti ed  interessanti da ascoltare, l'ho trovato decisamente affascinante. In generale penso che,

fortunatamente, ci sia sempre più coscienza della situazione di ineguaglianza e questo mi  dà la speranza che qualcosa possa effettivamente cambiare ed è, senza dubbio, necessario  che le donne si supportino a vicenda, cosa per niente scontata. “


Il mondo è degli uomini

Le donne compongono circa metà dell'elettorato totale e hanno ottenuto il diritto di votare  e di intraprendere carriere politiche in quasi tutti i paesi, ma, nonostante questo,  continuano ad essere sottorappresentate come membri nei parlamenti nazionali. Ciò è  correlato con la bassa rappresentazione femminile nei partiti politici e tra i candidati  elettorali. Uno dei meccanismi usati per far fronte agli ostacoli che le donne incontrano  durante i processi elettorali sono le “gender quotas”, le cosiddette “quote rosa” in Italia. Il  tipo di quota usato dipende dal sistema elettorale e può riferirsi sia a dei posti riservati per  le donne nell'assemblea legislativa che a posti legislativi riservati a candidate nelle liste  elettorali, o anche ad una volontaria quota del partito politico.

Le donne continuano ad essere sottorappresentate, e talvolta persino inesistenti, nelle  posizioni di potere decisionale nei governi di tutto il mondo, anche se sono stati fatti  progressi significativi. Al livello sottoministeriale, le donne sono sì sottorappresentate, ma  sono presenti in numero maggiore. La presenza delle donne in posizioni di leadership, sia  al livello ministeriale che sottoministeriale, è generalmente maggiore nei ministeri legati a  temi sociali e culturali, come quelli della famiglia, dei giovani, dell'educazione, rispetto ai  ministeri legati all'economia e alla politica, come quelli della difesa e degli affari interni ed  esteri.

Simile alla situazione nei parlamenti nazionali, anche i governi locali di tutto il mondo  sono molto distanti dal raggiungere l'uguaglianza di genere nelle posizioni decisionali. I  sindaci donne sono scarse e le consigliere ancora di più. Alcuni stati hanno applicato delle  quote di genere costituzionali o legislative per promuovere un progresso verso una più  equa rappresentazione a livello dei governi locali e ciò ha aiutato ad incrementare la  partecipazione femminile.

Tuttavia, per promuovere politiche e leggi più inclusive non basta avere delle donne elette nelle posizioni di potere. Infatti, la partecipazione politica si basa sull'effettiva presenza delle donne nei processi elettorali e ciò dipende dai voti ricevuti e dati. Non bisogna dimenticare che il suffragio femminile è stato un processo lento e spesso raggiunto solo recentemente, e questa ingiustizia storica, unita alla mancanza di informazioni e alla difficoltà ad accedere ai servizi, si traduce in una minore partecipazione femminile tra gli elettori.

Analizzando con attenzione i dati, il mondo è effettivamente governato dagli uomini e la parità di genere sembra un'utopia. Negli anni 2019-2020, i capi di stato e di governo donne sono rispettivamente 11 e 12. In tutto il mondo ci sono 27 paesi che hanno meno del 10% di parlamentari donne, ma la presenza di donne nei parlamenti nazionali è cresciuta dal 13,1% negli anni 2000 fino al 24,9% nel 2020. Solo 3 stati hanno 50% o più di donne in parlamento: Rwanda con 61,3%, Cuba con 53,2% e Bolivia con 53,1%. Nel 2020, nelle aree con un conflitto in corso o appena terminato che hanno adottato quote legislative ci sono quasi il doppio di donne parlamentari rispetto a quelle senza, 23% contro il 10,8%, e la presenza di donne nei governi locali con quote è 26%, quasi tre volte maggiore di quelli senza quote. Questa ineguaglianza che affligge i governi di tutto il mondo continua a persistere, nonostante la capacità delle donne di dimostrare la loro leadership politica per contrastare problemi legati all'uguaglianza di genere, come l'eliminazione della violenza di genere, i permessi genitoriali, le pensioni, leggi e riforme elettoriali basate sulla parità di genere.


La situazione nell'Unione Europea

Il Gender Equality Index, sviluppato dall'European Institute for Gender Equality (EIGE) è stato creato per misurare il gender gap nel corso degli anni. Il punteggio massimo è 100,

ossia totale eguaglianza tra i generi, e al momento la Svezia ha il punteggio più alto, ben 90 sull'indicatore del “potere politico”, il quale si basa sul numero di donne come ministri, parlamentari e nelle assemblee regionali. Nel 1979, con la prima legislatura parlamentare direttamente eletta, la percentuale di membri femminili era 16,6%, salita fino al 35,8% dopo le elezioni del 2014 e ora le MEPs sono il 36,1%. Mentre nell'attuale Commissione Europea, con a capo la presidentessa Ursula von der Leyen, su 26 membri le donne sono 12.

I dati del 2018 riguardo il livello nazionale di ogni membro dell'UE affermano che nei parlamenti ci sono più uomini che donne. All'interno dei governi nazionali, gli stati con una percentuale maggiore del 45% di presenza di donne erano Spagna, Svezia e Francia, mentre gli stati con una scarsa uguaglianza tra i generi, sotto al 15%, erano Ungheria e Malta. Nel 2018 solamente tre Stati Membri avevano una donna al vertice dello stato, ossia Germania, Romania e UK, e due anni dopo il numero purtroppo è sempre 3, ma questa volta in Germania, Finlandia e Danimarca.


Violenza contro le donne in politica

Gli atteggiamenti o le pratiche sociali misogene sono tutte le forme di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica patriarcale. La violenza contro le donne avviene in diversi modi e ha un impatto diretto sul livello di partecipazione politica femminile. Questa include stereotipi e norme nocive, insieme a barriere strutturali che fomentano gli hate speech, i commenti sessisti o gli attacchi fisici. Le donne sono target frequenti di atti violenti durante il processo elettorale e possono essere punite per l'espressione delle loro scelte politiche o possono ricevere intimidazioni che le spingono a votare contro le proprie convinzioni. Qui non si parla solo di vessare la vittima, che potrebbe tenere nascosta la violenza subìta per paura della propria incolumintà, ma anche di voler fare capire alle altre donne che non sono volute nelle posizioni di potere. Infatti, le donne vivono molteplici forme di violenza, sia volte a silenziare una prospettiva politica diversa e scomoda sia indirizzata direttamente alle donne in quanto tali.

Un altro problema di grande portata riguarda la violenza online, dotata di una velocità elevata di diffusione e che avviene anche a maggiore intensità perchè le donne ricevono numerose minacce di morte, stupro o di violenza fisica contro di loro ma anche contro la loro famiglia e i loro supporters. Purtroppo la gravità e la diffusione di questi atti si traduce in un numero esiguo di donne che riportano la propria esperienza personale, a causa dello stigma legato alle violenze di genere, alla paura di potenziali ripercussioni politiche o personali, e alla mancanza di fiducia nel sistema di giustizia che dovrebbe proteggere i loro diritti.


I fattori chiave che contribuiscono alla sottorappresentanza  Perchè le donne non godono ancora di un'equa rappresentanza? Innanzitutto, ci sono delle barriere mentali, culturali e sociali che includono la personale percezione delle proprie capacità e i costi e i rischi legati all'intraprendere una carriera politica, come ad esempio: l'accesso ineguale a risorse chiave come tempo, denaro e networks politici; responsabilità familiari; una cultura politica dominata dagli uomini nei partiti e nei parlamenti; ruoli di genere e stereotipi; e l'assenza di donne come modelli da seguire. Tutto ciò unito agli abusi e alle violenze dirette alle donne in politica e nella vita pubblica proprio per il fatto di essere tali. Oltre alle barriere che limitano l'”offerta”, ci sono anche quelle che limitano la “domanda” di candidate. Queste includono il modo in cui i partiti politici reclutano, selezionano e sostengono i candidati, e le preferenze e gli atteggiamenti degli elettori nei confronti dell'impegno femminile in politica. Infine, è stato rilevato che i sistemi interamente proporzionali, o che includono un elemento di rappresentazione proporzionale, sono più efficenti nel promuovere l'elezione delle candidate rispetto ai

sistemi pluralitari o maggioritari basati interamente sui collegi uninominali, rendendo i sistemi elettorali stessi delle potenziali barriere istituzionali.

Affinchè si riesca a smantellare l'antico e dannoso atteggiamento riservato al genere femminile e riuscire a progredire verso una società basata sulla parità e sull'eguaglianza di diritti e doveri è necessario intraprendere un percorso multilaterale. Ogni aspetto della società deve essere messo in dubbio e analizzato da un punto di vista inclusivo, perchè l'empowerment femminile in politica non si può raggiungere se le donne sono ancora sminuite dagli stereotipi, se incontrano maggiori difficoltà nel ricevere un'educazione superiore, se devono ancora essere divise tra il desiderio di costruire una famiglia e quello di intraprendere una carriera di successo. Bisogna ricordare che la scarsa presenza delle donne nelle posizioni di potere è un chiaro indicatore dell'ineguaglianza che le affligge non solo in ambito politico, ma in ogni sfera della società.

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