Macron e la difesa della laicità dello Stato francese: integrazione o lotta all’Islam?

DI EMMA CORSINI

25/01/2021

Talvolta sono necessari compromessi fra identità e convivenza di più nazionalità e mediare fra queste due richiede tempo e manovre di integrazione efficaci. La Francia ne è attualmente un esempio.

In un mondo globalizzato la frequente mobilità internazionale dei cittadini, laddove è concessa, permette ad essi di vivere in luoghi diversi dal proprio paese nativo, culla della propria cultura, tradizione e religione. L’opportunità che alcuni hanno di migrare dal proprio paese di origine genera in seguito convivenze multi-etniche e culturali in nuovi territori e pone cittadini di origine diversa a stretto contatto fra loro. Ciò è una grande ricchezza per il capitale sociale di un paese, ma talvolta sono necessari compromessi fra identità e convivenza di più nazionalità e mediare fra queste due richiede tempo e manovre di integrazione efficaci. La Francia ne è attualmente un esempio.


Gli attentati di matrice islamica che hanno colpito la Francia nell’ultimo decennio hanno portato in Europa una tale violenza che non pensavamo avremmo mai rivisto così vicina a noi. Dagli attacchi del 2015 alla redazione Charlie Hebdo e al Bataclan e del 2016 a Nizza, fino al più recente, la decapitazione del professore Samuel Paty nell’ottobre 2020, è emerso chiaramente un problema di fondo nell’integrazione degli islamici, soprattutto dei più conservatori e tradizionalisti, nella società estremamente laica e liberale francese.


Ed è proprio in questi anni di continua allerta e stragi che pone le radici la nuova proposta di legge del presidente Macron, che è deciso a mettere un punto a questa situazione.

Il 2 Ottobre il ha tenuto un discorso annunciando la sua volontà di combattere il “separatismo religioso”, sostenendo che la comunità musulmana, anziché integrarsi nella società, abbia bensì creato “un ordine parallelo” isolandosi ed arrivando talvolta a limitare la libertà di espressione dei francesi stessi.

Il progetto di legge del Presidente è stato presentato e approvato il 9 dicembre e verrà discusso nel mese di Febbraio; il progetto ha come obbiettivo di sanare questa spaccatura sociale dovuta all’auto segregazione islamica, e per riuscire nell’intento Macron ha proposto “cinque pilastri” su cui si reggerà il futuro della convivenza multi-etnica e religiosa.

Il primo dei cinque pilastri affronta il tema dell’istruzione: il presidente si dichiara contrario alla scolarizzazione a domicilio dei bambini di età compresa fra i 3 ed i 16 anni, una buona parte dei quali frequenta in realtà scuole coraniche. Su questo punto Macron è chiaro: sarà necessaria un’ approvazione del Ministero Dell’Istruzione per permettere ad un ragazzo di non frequentare la scuola statale.

Nel progetto di legge si stabiliscono inoltre dei tetti per controllare e limitare i finanziamenti dall’estero ai luoghi di culto, in modo da contrastare chi dall’estero incentiva attivamente la radicalizzazione islamica in occidente. Vista la sensibilità di questi centri di associazione, la legge prevede anche nuovi parametri più stringenti per deciderne la chiusura nel caso non rispettino i principi repubblicani.

La proposta prosegue con nuove restrizioni per quanto riguarda i simboli religiosi, come veli e crocefissi, che se troppo ostentati saranno vietati per tutti gli impiegati del settore pubblico. Riguardo il settore pubblico, nuove pene saranno introdotte anche per i casi di minacce o pressioni a funzionari pubblici su basi religiose.


Una delle parti del progetto che però ha fatto più discutere riguarda in particolare due provvedimenti: una sanzione per i medici che acconsentiranno al rilascio di certificati di verginità ed il divieto di rilascio di permesso e titoli di soggiorno a chi è poligamo.

Sul primo punto la paura delle comunità interessate è che ciò possa andare a penalizzare le donne musulmane il cui certificato di verginità  è necessario per sposarsi, rendendogli impossibile l’accesso al matrimonio oppure, ipotesi più probabile, che il decreto non faccia altro che incentivarle a ricorrere a medici in grado di rilasciare certificati “a nero” aprendo così un nuovo mercato non regolamentato e pericoloso. Sulla questione della poligamia si sono sollevate invece accuse di intolleranza e di stigma verso tradizioni millenarie, accuse che da alcuni sono state rivolte all’intero pacchetto.


I detrattori della nuova legge sostengono infatti che il tentativo di Macron di tutelare i valori repubblicani rischi di sortire l’effetto opposto, ledendo il diritto dei musulmani di professare liberamente la propria religione. La paura è che le autorità francesi scambino per malevoli, e dunque illegali, atti che sono invece parte di un forte tradizionalismo conservatore, di per sé non illegale bensì tutelato appunto dalla libertà di culto. Un’altra critica che viene mossa al presidente francese è di ignorare il fattore razziale che secondo molti è invece alla base della ghettizzazione dei musulmani, concentrandosi solo sull’aspetto religioso e stigmatizzando così gli islamici in quanto tali.

La maggioranza della Francia è comunque tendenzialmente a favore della riforma. Sia la maggior parte della sinistra, che per quanto impegnata nella difesa dei diritti è ancora più attaccata alla laïcité, che ovviamente il centrodestra si sono detti d’accordo, mentre l’estrema destra della Le Pen ha giudicato la proposta addirittura troppo morbida.


Per quanto probabilmente la legge abbia radici più profonde nella necessità politica di Macron di prendere parte dei voti della destra, in vista delle prossime elezioni, che non nella difesa puramente ideale dei valori francesi, la riforma va nella direzione chiesta dalla maggioranza, e si tratta comunque di un territorio fondamentalmente inesplorato: le democrazie occidentali non hanno mai dovuto prendere provvedimenti così radicali mirati contro una religione in particolare, e la linea che separa una politica di sicurezza da una politica discriminatoria può essere estremamente labile, soprattutto quando oggetto della riforma è una minoranza che sentiamo estranea e che fatichiamo a comprendere.

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